Quando l’amicizia sconfigge il bullismo: una storia di Telefono Azzurro

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    telefono azzurro

    Molte di noi sono mamme, zie, sorelle maggiori. E tutte noi siamo state bambine prima e adolescenti poi, e possiamo ricordare il turbine di emozioni di quel periodo che dovrebbe essere sereno e spensierato. Dovrebbe, perché a volte, purtroppo, qualcosa interviene a turbare gli anni più innocenti della nostra vita. Approfittiamo del 20 novembre, Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per rivolgere un pensiero a come potremmo contribuire a rendere migliori le vite dei piccoli che ci stanno vicino. E cogliamo l’occasione per ascoltare una storia, per fortuna a lieto fine, raccontata da chi con i problemi dei più giovani ha un filo diretto quotidiano: il Telefono Azzurro, che troveremo nelle piazze italiane il 21 e 22 novembre con l’iniziativa Accendi l’azzurro.

    Rompere il silenzio è importante: ce lo dimostra questa storia raccontata dal Dott Paolo Guiddi del Centro Studi, Ricerca e Sviluppo di Telefono Azzurro.

    Quando l’amicizia sconfigge il bullismo

    Martina ha 12 anni così come Francesco, il suo compagno di classe vittima di umiliazioni e offese da parte di tre ragazzini che frequentano la stessa classe. La ragazzina decide però di simulare di essere lei stessa la vittima di bullismo e scrive nella chat di Telefono Azzurro: “Sono Francesco e vorrei parlare di quello che mi succede a scuola. Penso che sia bullismo ma non ne sono sicuro. Succede sia durante l’orario scolastico che fuori. Le vittime sono anche altri ma non reagiscono e si rassegnano a subire”.

    Dalle frasi inviate in chat traspare tutta la sfiducia e la frustrazione di Francesco che appare molto disponibile a riferire le vessazioni a suo danno e le descrive dettagliatamente. Martina mentre racconta i fatti avvenuti tra i banchi di scuola, ha il cuore in gola e si sente in colpa per non essere intervenuta direttamente in difesa del compagno. La ragazzina sente però di dover sfruttare l’occasione e racconta anche quell’episodio spiacevole avvenuto qualche mese prima, che avrebbe desiderato dimenticare: “Una volta, i soliti bulli mi volevano togliere le mutande e fare una foto per poi caricarla su internet. Per fortuna è intervenuta la professoressa”.

    Sia i genitori che gli insegnanti di Francesco sono informati della situazione che sta vivendo il ragazzo, ma tutti vivono la stessa difficoltà: i bulli dopo richiami e note sul registro, smettono soltanto per un periodo di vessare Francesco, ma ogni occasione poi sarebbe buona per ricominciare a prenderlo in giro: gli occhiali nuovi, una caduta nell’ora di educazione fisica, un errore di pronuncia nell’ora di inglese.

    Telefono Azzurro valorizza il coraggio dimostrato da Francesco nell’aver rotto il silenzio e propone un contatto con la scuola al fine di permettere che si possa intervenire sia in classe sia con gli insegnanti per far conoscere da un lato la sofferenza di Francesco e dall’altro per favorire e promuovere i valori della tolleranza, del rispetto, della collaborazione attraverso l’incremento delle risorse emotive e della capacità empatica del gruppo classe.

    Il ragazzino in chat accetta di buon grado la proposta di un aiuto, seppur esprimendo qualche timore: “Ho paura che pensino che sono una spia. Vorrei rimanere anonimo”. Martina viene così rassicurata dall’operatrice che accoglie la sua richiesta e sente quindi di poter uscire allo scoperto e rivelare la propria identità: “Io in realtà non sono Francesco ma una sua cara amica. Volevo aiutarlo ma non ne ho avuto mai il coraggio perché temevo di essere presa di mira anch’io. Ma io non posso più sopportare neppure per un giorno di andare a scuola e di vedere le umiliazioni e le derisioni che Francesco subisce. Non ho più il coraggio di guardarlo negli occhi. Per questo ho pensato di chiedere aiuto a Telefono Azzurro”.

    L’operatrice di Telefono Azzurro rinforza e valorizza il coraggio di Martina: richiedere un aiuto per il compagno è espressione di sincera amicizia nei suoi confronti. Telefono Azzurro contatta dunque il Dirigente Scolastico della scuola frequentata da Martina e Francesco per condividere i contenuti accolti durante la richiesta di aiuto. Il Dirigente individua immediatamente la situazione segnalata e conferma che del comportamento dei bulli ne sta risentendo tutta la classe. Molto la Scuola ha già fatto ma non è sufficiente. L’operatrice di Telefono Azzurro condivide allora con il Dirigente azioni volte alla sensibilizzazione della classe rispetto al bullismo e al successivo monitoraggio, e dà indicazioni al contempo per contenere le difficoltà e il disagio manifestato da qualche alunno.

    Dopo qualche settimana Martina ricontatta la chat: la situazione in classe è migliorata grazie ad alcune attività proposte dagli insegnanti. Uno dei “bulli” ha chiesto scusa a Francesco e sembra che il gruppetto dei prepotenti si stia sciogliendo. Martina confessa all’operatrice di Telefono Azzurro di non aver ancora avuto il coraggio di rivelare a Francesco di aver chiamato Telefono Azzurro ma afferma di sentirsi molto fiera di sé stessa e afferma: “Io non sto più zitta di fronte al bullismo!”.

    *Nomi e dati sono stati modificati per tutelare l’identità delle persone coinvolte