Programmare la maternità con il congelamento degli ovuli

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    Ovulo

    Potrebbe davvero profilarsi come scenario verosimile, tra qualche anno, quello che vedrebbe le donne in età fertile congelare i propri ovuli, in attesa del momento giusto per poter concepire un figlio. Arriva sempre più tardi, infatti, il momento della maternità, per le donne dei Paesi industrializzati, soprattutto in Europa, e in particolare in Italia. I motivi sono noti: la ricerca della propria realizzazione professionale e il raggiungimento di una conseguente tranquillità economica, la difficoltà di costruire relazioni stabili e a lungo termine, uno stile di vita più individualista e orientato all’affermazione personale. Tutti fattori che incidono profondamente sulla psicologia femminile, attutendo il ticchettio dell’orologio biologico.

    Salvo poi, a 40 anni, rendersi improvvisamente conto che un figlio lo si desidera veramente.

    La biologia ci dice, però, che esistono sempre minori probabilità di rimanere incinte, una volta superati i 30 anni di età, con una flessione costante, anno dopo anno, fino a giungere alla tanto temuta menopausa, che chiuderebbe i giochi. Come ovviare, dunque, a questa inevitabile legge di natura? Congelando i propri ovuli. Secondo un recente studio britannico, promosso dal “Centro di Medicina riproduttiva” di Leeds e presentato alla 26ma assemblea della “Società europea di riproduzione umana e embriologia“, sarebbero tante le giovani donne disposte a congelare i propri ovociti, in attesa del momento perfetto per avere un figlio. Un modo, insomma, per mettersi al riparo da una possibile infertilità futura.

    I ricercatori dell’Università di Leeds, infatti, hanno intervistato due gruppi di studentesse: il gruppo A (98 ragazze della facoltà di Medicina), e il gruppo B (97 studentesse di Pedagogia e Scienze motorie), età media 21 anni. Ebbene, ben l’85,7% delle giovani del gruppo A è disposta a congelare i propri ovuli, soprattutto per potersi dedicare alla carriera, mentre una percentuale inferiore, ma comunque significativa – il 50% circa – delle ragazze del secondo gruppo sarebbe disponibile al procedimento.

    Si tratta, evidentemente, di uno studio estremamente interessante, che apre ad un futuro possibile, in cui le donne avranno davvero un controllo totale sulla propria capacità di procreare.

    Sulle possibili implicazioni etiche non è facile pronunciarsi, quel che è certo è che d’ora in avanti l’età costituirà sempre meno uno scoglio per le aspiranti, future mamme.