Prime parole e sviluppo del linguaggio nei bambini

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    Prime parole bambini

    Che emozione e che privilegio poter udire le prime parole pronunciate dal proprio bimbo! Un’esperienza unica ed irripetibile che ogni genitore vorrebbe poter vivere e documentare, anche se non sempre si ha la fortuna di essere proprio lì, davanti alla propria creatura, quando decide di articolare la sua prima parolina comprensibile. Si tratta di un momento importantissimo nella crescita dei bimbi, che segna una netta cesura tra la fase propriamente neonatale e quelle successiva. Mesi cruciali in cui un essere umano compie un enorme balzo a livello di sviluppo cognitivo, e che proprio perché così cruciale crea delle ansie nelle mamme e nei papà.

    Essi attendono con impazienza quel magico momento in cui il loro bambino pronuncerà la parole attese – “mamma”, oppure “papà”, o ancora “pappa” – e se questa fase ritarda, vengono presi dall’ansia che ci sia qualcosa che non va. I tempi relativi allo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia sono estremamente variabili, determinati da fattori che nella maggior parte dei casi sono meramente contingenti. Ma vediamo meglio quando, e come, i bambini imparano a parlare.

    Dalla “lallazione” alle prime parole

    Facendo un discorso di media, quindi indicativo a livello generale, i bambini cominciano a sperimentare la propria facoltà di parola in una fase propedeutica chiamata della “lallazione”. Intorno ai sei mesi di età, il piccolo inizia a pronunciare sequenze di sillabe, ad esempio ma-ma (che anticipa la parola mamma), oppure pp-pp (per pappa, o pipì), cercando così di ripetere ciò che sente dagli adulti, a volte in modo ossessivo. Ma bisogna attendere ancora qualche mese, fino (sempre generalizzando) al compimento del primo anno di vita, per udire dalla sua boccuccia delle parole complete. Mamma, pappa, palla, papà o babbo, sono i primi vocaboli che pressoché tutti i bambini imparano ad articolare.

    Prime frasi

    Da queste prime paroline in vanti, è tutta una discesa rapidissima. Infatti tra i 18 e i 24 mesi, il bambino, che nel frattempo ha anche imparato perfettamente a camminare e orientarsi nello spazio, può vantare un piccolo vocabolario di almeno una cinquantina di vocaboli, che può usare per rendersi indipendente e farsi comprendere dai genitori e dal suo entourage componendo brevi frasi di senso compiuto.

    Un classico esempio: “Mamma pappa”, oppure “Mamma pipì”, con le quali esprime chiaramente il bisogno di soddisfare uno stimolo fisico immediato. A partire dai due anni, il bambino possiede un vocabolario ormai bello ricco (fino a 200 parole) che gli permette di affrontare discorsi con adulti e bambini anche più grandi usando frasi abbastanza articolate, ma il vero salto di qualità arriva ai 3 anni, quando il piccolo ormai parla in modo fluido e comprensibile e continua ad apprendere nuovi vocaboli ogni giorno. E’ questa la famosa fase dei “perché” (a cui si deve sempre rispondere) e anche quella del cosiddetto “pensiero ad alta voce”.

    Dal “pensiero ad alta voce” alla fase pre-scolastica

    Intorno ai 3 anni molti bambini cominciano a parlare da soli, sia in prima che i terza persona, oppure rivolti ad un amico immaginario. Si tratta di una fase assolutamente normale, anche chiamata del “monologo egocentrico”, che non ha un valore specifico se non quello di aiutare il piccolo ad interiorizzare il linguaggio e soprattutto cominciare a dare una struttura logica ai propri pensieri.

    Il suo cervello in questo momento sta vivendo un’espansione ciclopica, e l’apprendimento di tantissime nuove nozioni sotto forma di parole va rielaborato. In genere questa fase del pensiero ad alta voce si esaurisce dopo qualche tempo, infatti tra i 4 e i 5 anni ormai il piccolo riesce ad usare lo strumento lingua in modo molto più disinvolto, e il suo vocabolario è ormai simile a quello di un adulto. Ora è davvero pronto per le fasi successive, quelle che lo porteranno all’avviamento scolastico.