Prelievo di ovociti: come funziona e a cosa serve

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    Prelievo di ovociti: come funziona e a cosa serve

    Il prelievo di ovociti è necessario per la fertilizzazione in vitro e per la microiniezione degli ovociti, quindi vi si può ricorrere in caso di infertilità. Lo si esegue per via transvaginale in analgesia o in anestesia, all’interno di ambienti controllati. Prima di tutto si somministra alla donna la gonadotropina corionica, HCG, dopodiché a distanza di 34-36 ore si esegue il prelievo. Ovviamente bisogna effettuare preventivamente tutta una serie di esami che valutano se è il caso di farlo. Scopriamo come funziona e a cosa serve.

    Come funziona

    Come premesso, il prelievo di ovociti viene eseguito per via transvaginale in un ambiente protetto onde evitare che eventuali interferenze possano influire negativamente su di esso. La donna, dopo aver eseguito diversi esami preparatori, viene ricoverata e il prelievo si effettua dopo 36 ore circa dalla somministrazione dell’HCG tramite aspirazione transvaginale. In parole semplici viene introdotto un ago sottile nella parete della vagina, in questo modo vengono raggiunti i follicoli e il liquido in essi contenuto aspirato. L’intervento è molto breve, bastano infatti dai 5 ai 30 minuti a seconda della quantità di follicoli presenti e della loro posizione. Il liquido così raccolto viene collocato in una provetta e inviato al laboratorio, in cui viene analizzato per cercare gli ovociti.

    L’intervento può essere eseguito in anestesia locale in modo che la parte coinvolta della vagina non percepisca il dolore, in altri casi (la maggioranza) si ricorre alla sedazione di durata breve. Il passaggio dell’ago in vagina avviene tramite un supporto cui è collegata una sonda ecografica. Una volta terminato il tutto, la paziente rimane in ospedale per qualche ora sotto osservazione e a casa le si consiglia di rimanere a riposo fino al mattino dopo. Solitamente viene recuperato minimo 1 ovocita. Anche l’uomo ha un suo ruolo perché il mattino dell’intervento è necessario un campione di liquido seminale, che viene consegnato al Laboratorio biologico per preparare gli spermatozoi. Proprio per questo il partner deve astenersi dai rapporti sessuali per almeno 3-4 giorni e disinfettare i genitali prima della raccolta. I rischi di complicanza sono bassi e includono sanguinamento vaginale, emorragia intraaddominale, complicanze di tipo infettivo. Gli ovociti recuperati vengono messi in incubazione insieme agli spermatozoi dopo qualche ore dal pick-up in terreno di coltura. Qui cellula femminile e cellula maschile possono incontrarsi e se lo spermatozoo entra nell’ovocita ha avvio la fecondazione. Questo non accade sempre ma le probabilità sono abbastanza alte, sebbene dipenda dai casi. Se l’operazione va a buon fine, gli embrioni formatisi vengono lasciati in coltura ancora per qualche giorno e poi trasferiti in utero tramite un procedimento poco invasivo.

    A cosa serve

    Il prelievo degli ovociti è necessario se si intende ricorrere alla fecondazione in vitro, FIVET, sviluppata verso la fine degli anni 70′ per le coppie sterili a causa danni tubarici, nei casi di endometriosi, sterilità senza apparente motivazione e fattori maschili moderati. Il prelievo ovocitario o pick-up rappresenta quindi un passaggio indispensabile per raccogliere gli ovociti e in un secondo tempo farli incontrare con gli spermatozoi, in modo che si uniscano in vitro.