Poesie sui bambini piccoli: le più belle

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    Poesie sui bambini piccoli. Versi, più o meno in rima, che hanno come protagoniste le piccole gioie più grandi che arrivano a illuminare e allietare la vita di una famiglia. Da “I bambini giocano” di Bertold Brecht, dai significati profondi e dalle riflessioni d’obbligo, fino alla metafora degli aquiloni, leggeri e spensierati, sfruttata dalla scrittrice statunitense Erma Bombeck, ecco qualche poesia sui bambini da non perdere.

    I bambini giocano di Bertolt Brecht

    I bambini giocano alla guerra.

    E’ raro che giochino alla pace

    perché gli adulti

    da sempre fanno la guerra,

    tu fai “pum” e ridi;

    il soldato spara

    e un altro uomo

    non ride più.

    E’ la guerra.

    C’è un altro gioco

    da inventare:

    far sorridere il mondo,

    non farlo piangere.

    Pace vuol dire

    che non a tutti piace

    lo stesso gioco,

    che i tuoi giocattoli

    piacciono anche

    agli altri bimbi

    che spesso non ne hanno,

    perché ne hai troppi tu;

    che i disegni degli altri bambini

    non sono dei pasticci;

    che la tua mamma

    non è solo tutta tua;

    che tutti i bambini

    sono tuoi amici.

    E pace è ancora

    non avere fame

    non avere freddo

    non avere paura.

    I bambini si incontrano di Rabindranath Tagore

    I bambini si incontrano

    sulla spiaggia di mondi sconfinati.

    Sopra di loro il cielo è immobile

    nella sua immensità

    ma l’acqua del mare che non conosce riposo

    si agita tempestosa.

    I bambini si incontrano con grida e danze

    sulla spiaggia di mondi sconfinati.

    Costruiscono castelli di sabbia

    e giovano con conchiglie vuote.

    Con foglie secche intessono barchette

    e sorridendo le fanno galleggiare

    sulla superficie ampia del mare.

    I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.

    Non sanno nuotare

    né sanno gettare le reti.

    I pescatori di perle si tuffano per cercare

    i mercanti navigano sulle loro navi

    i bambini raccolgono sassolini

    e poi li gettano di nuovo nel mare.

    Non cercano tesori nascosti

    non sanno gettare le reti.

    Ride il mare increspandosi

    ride la spiaggia luccicando pallidamente.

    Le onde portatrici di morte

    cantano ai bambini cantilene senza senso

    come fa la madre

    quando dondola la culla del suo bimbo.

    Il mare gioca con i bambini

    e la spiaggia ride luccicando pallidamente.

    I bambini si incontrano

    sulla spiaggia di mondi sconfinati.

    Nel cielo senza sentieri vaga la tempesta

    nel mare senza sentieri naufragano le navi

    la morte è in giro e i bambini giocano.

    Sulla spiaggia di mondi sconfinati

    c’è un grande convegno di bambini.

    I vostri figli di Khalil Gibran

    I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.

    Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.

    Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.

    Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.

    Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.

    Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.

    Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.

    L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.

    Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

    I figli sono come gli aquiloni di Erma Bombeck

    I figli sono come gli aquiloni,

    passi la vita a cercare di farli alzare da terra.

    Corri e corri con loro

    fino a restare tutti e due senza fiato…

    Come gli aquiloni, essi finiscono a terra…

    e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.

    Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri

    che presto impareranno a volare.

    Infine sono in aria:

    gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.

    E a ogni metro di corda

    che sfugge dalla tua mano

    il cuore ti si riempie di gioia

    e di tristezza insieme.

    Giorno dopo giorno

    l’aquilone si allontana sempre più

    e tu senti che non passerà molto tempo

    prima che quella bella creatura

    spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,

    come è giusto che sia, libera e sola.

    Allora soltanto saprai

    di avere assolto il tuo compito.

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