Poesie per bambini: arriva l’estate!

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    bambini al mare poesie

    L’estate sta per arrivare e questa è una delle stagioni più amate in assoluto dai bambini. Finalmente possono salutare la scuola e semplicemente dedicarsi a giocare in spiaggia o a casa, senza ovviamente dimenticarsi di fare i compiti! Oggi vi vogliamo proporre le più belle poesie dedicate a questa stagione dell’anno, ricca di eventi bellissimi e che i bambini ricorderanno tutta la vita. Un periodo caldo gioioso, da passare con mamma e papà, tra camminate in montagna e nuotate e giochi al mare! Ecco le più belle poesie per i vostri piccoli!

    Tempo d’estate

    Un tuffo nel cielo d’estate.

    L’uccello ritrova la gioia perduta

    tra i campi pieni di sole

    e di chicchi di grano maturo.

    Il bimbo

    ora pensa a giocare.

    E’ tempo di correre al mare.

    Si miete – Renzo Pezzani

    Ricordi quel grano nel solco,

    quel giorno, piccino cosi,

    caduto di mano al bifolco

    (che inverno!) e di gel non morì?

    Ricordi quel piccolo stelo

    d’un verde lucente, che in campo

    tremava d’un tuono, d’un lampo,

    fidando soltanto nel cielo?

    Ricordi la spiga ancor molle,

    piegata sul campo cresciuto?

    Il giorno, bambino, è venuto

    che l’uomo la tolga alle zolle.

    Di giugno si miete. Ciascuno

    raccolga nel campo, perché

    un poco più bianco o più bruno,

    ciascuno abbia un pane per sé.

    Estate chiara e ardente – Nikolay Aseev

    Delle quattro stagioni dell’anno

    l’estate è la più chiara e la più

    ardente, fa maturare i frutti

    e sparge risa e luce.

    Com’è bello, discendendo al fiume,

    fermarsi sopra l’acqua,

    per ascoltare in lontananza il cuculo,

    per vedere la giovane luna.

    Estate – Marino Moretti

    Il contadin che tanto ha faticato

    guarda il grano che indora.

    Già si coglie la ciliegia che il sole

    ha maturato.

    Strillano le cicale tra le foglie,

    giocano i bimbi dopo aver studiato.

    Chi bene seminò ora raccogle

    dice il capoccia, e già pronto

    al lavoro

    pensa a mietere le belle spighe d’oro.