Piccoli campioni, crescono gli infortuni

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    calcio bambini

    Lesioni al legamento crociato anteriore, danni al menisco, distorsioni. Sempre di più, chi va incontro a questi infortuni non è uno sportivo professionista, né una persona di 50 anni che conduce una vita sedentaria e poi, a sprazzi, si dedica allo sport con troppa foga. “Gli incidenti aumentano notevolmente tra i ragazzini – fa notare Corrado Bait, aiuto responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia del Ginocchio e Traumatologia dello Sport presso l’Istituto Clinico Humanitas e socio del centro specializzato Physioclinic di Milano -. La fascia 12-16 anni è la più colpita, un dato sicuramente inedito rispetto al passato e legato ai modi e ai tempi in cui lo sport viene praticato oggi”.

    “Personalmente, consiglio sempre di assecondare le scelte dei bambini per quanto riguarda la tipologia dello sport da praticare ma di analizzare con obiettività le caratteristiche fisiche del proprio figlio. Infatti è proprio nell’età evolutiva che si “forma” il nostro scheletro e pertanto il bambino dev’essere guidato nella pratica sportiva per consentirgli uno sviluppo il più possibile armonico del proprio corpo. Chi ha le ginocchia vare o valghe, cioè ad “o” o a “x”, una scoliosi anche se lieve, difficilmente diventerà uno sportivo professionista perché queste alterazioni anatomiche condizioneranno sempre la prestazione sportiva. Anziché generare aspettative esagerate, impegni pressanti e infine frustrazione per un mancato risultato, penso che sia meglio insegnare ad apprezzare lo sport come gioco e scuola di principi morali”. Ovviamente, è altrettanto corretto che coloro che sono maggiormente portati per uno sport, e lo si capisce subito, siano altrettanto incoraggiati e aiutati a ottenere i migliori risultati.

    Allenamenti sì, ma non troppo

    Facciamo il caso dello sport più popolare al mondo: il calcio. I ragazzini che lo praticano spesso fanno 2/3 allenamenti e una/due partite a settimana. Muoversi e avere una vita attiva fa bene, “Ma bisogna considerare che, per atteggiamento naturale, bambini e ragazzi non si risparmiano mai – dice ancora Bait – e vanno avanti a correre e a impegnarsi fino a quando hanno le batterie completamente a terra. Per questo consiglio di valutare bene costi e benefici: giocare e muoversi è bello e sano, tutt’altro è finire regolarmente in riserva”.

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    E poi, si sa, quando si è troppo stanchi è più facile farsi male e non controllare le azioni, moltiplicando così gli scontri e quindi le occasioni di infortunio. “I traumi distorsivi alle ginocchia sono abbastanza frequenti nei giovani sportivi; il caso meno grave è la lesione del legamento collaterale mediale del ginocchio, che generalmente non si opera perché ha ottime capacità riparative e quindi cicatrizza spontaneamente nel giro di 2-3 settimane”. Fortunatamente i giovani atleti hanno dei tempi di guarigione molto più veloci degli adulti se non altro per una “biologia” più attiva. Il recupero dopo l’infortunio è caratterizzato da una fase di riposo, una fase di graduale di ripresa dell’attività sportiva fino al completo ritorno in campo, che generalmente avviene dopo 6-8 settimane. Più grave è la lesione del legamento crociato anteriore che diventa sempre più frequente negli adolescenti, e prevede l’intervento chirurgico anche nei ragazzini dai 12 anni in su. Negli ultimi anni le tecniche chirurgiche sono decisamente migliorate con un maggior rispetto dell’articolazione in accrescimento. Spiega Bait: «Le tecniche a disposizione oggi consentono di “saltare” la cartilagine di accrescimento, o comunque di attraversarla senza danneggiarla, così da ridare stabilità all’articolazione e preservare le strutture articolari».

    Infine, capita spesso che i giovani sportivi si provochino lesioni al menisco. In generale, se la lesione è in una zona irrorata dal sangue, il menisco può riparare spontaneamente se suturato in artroscopia, altrimenti lo si elimina. “L’eliminazione del menisco consente un recupero più rapido, in media in 15 giorni, anche se bisogna ricordare che, soprattutto negli adolescenti, questa struttura è di fondamentale importanza per il ginocchio e quindi sono sempre da preferire le soluzioni più conservative. Nel caso del menisco, suturarlo significa restare fuori gioco per 3-4 mesi, ma non rinunciare al cuscinetto naturale che attutisce ogni colpo, sempre”.

    Insegnare a non esagerare

    Se all’orizzonte non c’è la speranza di una grande carriera, meglio scegliere squadre e società in sintonia, cioè che interpretano lo sport all’insegna del divertimento e dello stare insieme. E poi è fondamentale l’atteggiamento dei genitori. “Sono loro – sottolinea Bait – a mettere i paletti, dicendo “no” e “basta” quando si corre il rischio di esagerare. Sono loro, soprattutto, a dover insegnare il bello di impegnarsi e partecipare, senza riversare sui figli le frustrazioni di una vita, quasi costringendoli a diventare il numero uno”. Avete presente i classici genitori aggrappati alla rete, che incitano i figli gridando e dicono parolacce agli avversari? Ecco, esattamente il contrario…

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