Pianto bambino, come interpretarlo

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    Oggi vedremo insieme come interpretare il pianto del bambino, dai primi mesi fino a quando diventerà un po’ più grandicello. Il vostro piccolo piange e voi non sapete cosa fare? Chissà quante volte vi sarete trovate in questa situazione… I primi tempi è molto difficile abituarsi ad interpretare i segnali che ci lancia ma con un po’ di pazienza ed esperienza supererete anche questa difficoltà. Bisogna premettere che il pianto, per un bambino, è la prima forma di comunicazione con il mondo esterno, serve a scaricare i momenti di tensione, manifestare disagio ma molto più spesso serve ad attirare l’attenzione.

    Niente panico per i neo genitori

    Il problema più grande per i neo genitori, ovviamente, è con i neonati: non potendo neanche indicare il motivo del loro pianto lasciano spesso mamma e papà in angoscia. Sappiate però che il neonato piange sempre per alcune ragioni ben precise e per cui non è assolutamente necessario allarmarsi! Per tranquillizzarvi, sappiate che la durata media giornaliera del pianto dei bambini è di 1 ora e ¾ nelle prime 2 settimane di vita, di 2 ore e ¼ dalla seconda alla quarta settimana di vita, di 2 ore / 2 ore e ¾ durante il secondo mese e di 1 – 2 ore dal secondo al terzo mese di vita. Secondo questi numeri quindi, non avete motivo di preoccuparvi visto che i piccoli piangono abbastanza spesso e non certo per motivi che vi possono mettere in allarme!

    Quali sono le cause del pianto nei bambini?

    I neonati, principalmente piangono per tre motivi ben precisi. C’è infatti il pianto per fame o sete, che solitamente è un pianto breve o ritmico, che si placa una volta che il bambino viene alimentato. C’è poi il pianto di dolore e in questo caso si tratta di un pianto quasi inconsolabile e disperato: il viso diventa paonazzo e può durare a lungo. Niente paura però: nel 99 % dei casi si tratta dei piccoli dolori delle colichette dei primi mesi. Infine possiamo individuare il pianto per fastidio che si caratterizza per una cantilena continua e lamentosa, data soprattutto dalla stanchezza. Nei bambini più grandicelli invece, il pianto, soprattutto se stizzoso e senza lacrime è l’indice di un capriccio: in questo caso la cosa migliore da fare è ignorare il piccolo!

    Come calmare il bambino che piange

    Per calmare il bambino, se è ancora piccolo, tenetelo in braccio tentando di calmarlo e tranquillizzarlo: cullarlo dolcemente potrà essere un ottimo modo per farlo addormentare. Cercate anche di parlargli con tranquillità e di canticchiare una ninna nanna: diversi studi hanno dimostrato che la voce della mamma è uno dei calmanti naturali più efficaci! Ricordate che però in moltissimi casi il pianto è una reazione naturale ad uno stimolo: se infatti il vostro desiderio è quello di rispettare degli orari rigidi per i pasti e il bambino comincia invece a piangere qualche tempo prima, potrete fare ben poco per calmarlo, se non cedere e dargli e il latte che richiede. In questi casi però, i piccoli possono anche essere lasciati su un sdraietta, magari con una musichetta fino a che non si placherà il pianto.

    Dolcetto o scherzetto?