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Perdere la pazienza con i figli: 6 consigli per evitarlo

Perdere la pazienza con i figli: 6 consigli per evitarlo
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    Perdere la pazienza con i figli: 6 consigli per evitarlo

    Come non perdere la pazienza con i figli? Sappiamo bene che i bambini per quanto possano risultare simpatici e carini, sono anche capricciosi, testardi, ribelli e non è così semplice, da genitore, gestirli. Alcune situazioni in particolare ci mettono alla prova, per esempio i momenti in cui fanno di testa propria nonostante i nostri suggerimenti, quando non ci ascoltano, non obbediscono, rispondono male, o quando noi, d’altra parte, viviamo circostanze difficili, frustranti, stressanti. E’ un classico perdere le staffe dopo vani tentativi di auto-controllo per sentirsi poi in colpa chiedendo scusa fino alla volta successiva, durante la quale il copione si ripete. Ecco allora 6 consigli per evitarlo.

    Spesso crediamo di dover trattenere le emozioni cosiddette negative per evitare urla inutili ma cercare di soffocare le proprie emozioni, anche quelle negative, sortisce l’effetto contrario. Tant’è che puntualmente finiamo per urlare contro i bambini. Meglio accettare la rabbia per direzionarla con più saggezza, senza lasciarsi travolgere dall’emozione ma imparando a gestirla, che è una cosa molto diversa. E’ importante anche per educare i bambini più aggressivi.

    La mamma ideale secondo gli standard di oggi è buona, brava, paziente, sorridente, efficiente, magari pure lavoratrice appagata dalla professione e da una famiglia alla Mulino Bianco. Un modello simile, ovviamente irrealistico, fa sentire le donne sotto pressione perché le incoraggia, consciamente o meno, a inseguire la perfezione. Anziché stimolarle a migliorare, le abbatte perché quell’ideale è irraggiungibile. Quindi al bando manie di perfezionismo, migliorare non significa trasformarsi in una mamma-robot senza emozioni, è importante accettare i propri limiti.

    Certo, avere bambini implica alcune responsabilità ma è inutile sforzarsi a trascorrere del tempo con loro quando si è proprio a terra o particolarmente stanchi. Si dice spesso che sia meglio privilegiare la qualità del tempo piuttosto che la quantità. Quindi se al ritorno dal lavoro non ve la sentite di giocare con i bimbi per troppo tempo, rimandate a un momento migliore.

    Loro si accorgono se facciamo le cose volentieri o tanto per fare.

    Rompere lo schema della rabbia non significa reprimerla ma accettarla e lasciarla andare. In questo caso non bisogna ripetersi che la rabbia è sbagliata e che è necessario, pertanto, scacciarla via, ma dirsi che è normale e che l’emozione come arriva, poi se ne va. Meglio farlo allontanandosi per qualche minuto dal bambino.

    Se vogliamo essere ascoltate dai nostri figli, dobbiamo necessariamente prestare loro ascolto. Sappiamo che il buon esempio è una regola fondamentale e vale anche in questo caso.

    Il tono fa molto più delle urla tant’è vero che queste ultime non sortiscono quasi mai l’effetto desiderato. Meglio utilizzare un tono autorevole, fermo, freddo, sostituendo le classiche domande con affermazioni. “Continua a dire parolacce per altri 2 minuti e vai in punizione” anziché “perché ccontinui a dire parolacce?”. Ovviamente la punizione deve arrivare in caso di trasgressione.

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