Per Natale raccontate ai bambini la leggenda del panettone, lo mangeranno con più gusto

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    Leggenda panettone

    Tra un mese sarà Natale, e i bambini sono già in fibrillazione perché per loro è veramente un momento dell’anno magico e pieno di meravigliose sorprese. A differenza di noi adulti, infatti, che magari tendiamo a concentrarci troppo sull’aspetto consumistico delle festività natalizie, o sullo stress che ci procura, loro sono davvero in grado di cogliere solo il meglio del Natale, e anche per questo motivo dovremmo accompagnarli in questo rush finale verso il 25 dicembre recuperando anche noi un pochino dello stupore dell’infanzia. Suppongo sia un po’ presto per cominciare a predisporre il menù del cenone della vigilia o del pranzo del giorno di Natale, e tuttavia sul dolce sicuramente non ci sono molti dubbi: il panettone non può mancare.

    Certo, anche il pandoro, che molti preferiscono, è altrettanto gradito, ma in genere questi due dolci natalizi, l’uno di Milano e l’altro di Verona, viaggiano sempre in coppia e si trovano in tutte le tavole dello Stivale. Ebbene, siccome spesso proprio i bambini storcono il naso di fronte alla loro fetta di panettone, nonostante sia un dolce ottimo – che con un po’ di pazienza si può preparare anche in casa – perché non provare a renderglielo più gustoso raccontando la bellissima leggenda che accompagna la sua origine? Eccola per voi.

    Allora, ci troviamo a Milano, nella prima metà del 1400 regnava sulla città un gran signore, che si chiamava Ludovico il Moro. Costui decise di organizzare un gran pranzo di Natale con tantissimi invitati nobili, un banchetto talmente ricco che tutti ne avrebbero parlato. Naturalmente in cucina tutti i cuochi e i garzoni erano super indaffarati, e così, mentre il capo-chef si stava occupando degli arrosti che cuocevano nei forni, diede al suo più giovane aiutante, il dodicenne Toni, il compito di badare al pane.

    “Stai attento alle focacce – gli ordinò – guai a te se si bruciano!”. Beh, invece è proprio ciò che accadde perché vedete, il povero Toni erano due giorni che lavorava indefessamente alle cucine (perché ai quei tempi un gran signore come Ludovico il Moro organizzava feste e pranzi in continuazione), era così esausto si era addormentato! Al suo risveglio il pane si era completamente bruciato. Che fare?

    Niente paura, Toni, non si perse d’animo e andò a recuperare della pasta di pane avanzata, la mescolò con gli ingredienti che trovò in giro (canditi, uvetta, burro, zucchero e uova) e formò dei panetti che mise in forno a cuocere, incrociando le dita. Naturalmente era consapevole che il suo esperimento poteva rivelarsi un autentico disastro, e in tal caso… non ci voleva pensare! Ma quando venne il momento di sfornare, il dolce che venne servito in tavola era talmente delizioso che ebbe immediatamente un successo clamoroso. Venne perciò chiamato “Pan di Toni”, quindi, col tempo si trasformò in Panettone. E da allora non è più mancato dalle tavole natalizie italiane!