Parto prematuro, quello naturale è sicuro quanto il cesareo

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    Parto prematuro naturale sicuro

    Un parto prematuro è un’eventualità che seppur non rara, mette comunque in agitazione le future mamme. Si sa, infatti, che nonostante le terapie e la tecnologia dei moderni reparti di neonatologia garantiscono la possibilità di sopravvivenza anche a neonati davvero minuscoli, che vengono alla luce precocemente e ben lungi dall’aver completato il loro sviluppo, il solo fatto di esser pretermine porta in dote a questi bambini una serie di complicazioni. Naturalmente se il parto si verifica in tempi comunque ragionevoli, non troppo distanti dal traguardo delle 40 settimane, i rischi sono quasi nulli, ma quando le settimane di anticipo diventano mesi, allora qualche problema in più si pone.

    Esiste anche un Manifesto dei Diritti dei nati pretermine, che è nato proprio per mettere nero su bianco quanto sia importante avere particolare cura di questi piccoli, non solo immediatamente dopo il parto, ma anche in seguito, quando possono manifestarsi delle patologie o delle debolezze ricollegabili proprio a questa nascita anticipata. Sono più fragili i bebè prematuri, e la oro salute va protetta ben oltre il ricovero in neonatologia e le settimane di incubatrice. C’è, però un fattore che influisce meno di quanto si creda nelle complicanze possibili (o meno) di una nascita pretermine: il fattore parto. Contrariamente a quanto si tenda a credere anche negli ospedali, non esiste nessun maggior rischio per i bambini che vengono al mondo naturalmente, con parto vaginale, rispetto a quelli fatti nascere con taglio cesareo. Vediamo meglio.

    Parto prematuro, lo studio USA

    Uno studio condotto dai ricercatori dell’Eunice Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) di Bethesda (USA), e pubblicato sulla rivista American Journal of Obsterics and Gynecology, ha dimostrato come un parto naturale non aumenti i rischi in caso di nascita pretermine. La ricerca ha preso in considerazione i dati provenienti da uno studio precedentemente condotto sempre dall’Istituto NICHD su 200mila parti avvenuti tra il 2002 e il 2008. Da questo studio, che era mirato a fornire una statistica delle cause più comuni di parto prematuro, era emerso che il 45,7% delle nascite pretermine era dovuto a problemi della gestante o del feto. Di questi, il 37,7% era stato determinato da cause quali distacco della placenta, preeclampsia, anomali congenite o malattie. Infine, il 16,6% era stato provocato da un travaglio anticipato. Vediamo, però, i risultati relativi al tipo di parto.

    Parto prematuro, nessun rischio in più per quello naturale

    Stando ai dati raccolti dalla studio del NICHD, i parti prematuri avvenuti in modo naturale, quindi per via vaginale, hanno un successo pari all’80% del totale. Ad eccezione di un unico caso, quello di parto podalico, in cui la percentuale di nascite senza problemi scende al 27,6%. Sono in quest’ultimo caso, infatti, la nascita tramite cesareo ha ridotto il rischio di morte neonatale all’1,5% dei casi, contro il 6% delle nascite naturali. In tutti gli altri casi, invece, non c’è differenza. “Decidere un percorso di parto con una gestazione inferiore a 32 settimane è una decisione clinica difficile dato l’alto tasso di mortalità infantile e morbilità, nonché i rischi materni associati al parto cesareo – ha spiegato la dott.ssa Uma M. Reddy, coordinatrice dello studio – Per i parti di testa con feti di gestazione inferiore a 32 settimane, non abbiamo visto alcun incremento della mortalità neonatale, rispetto a un parto cesareo programmato”. Certamente dei risultati di cui tenere conto anche con il proprio ginecologo.