Parto naturale o cesareo: quale scegliere?

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    Parto naturale o cesareo

    Nove mesi sono trascorsi e ora si pone il grande dilemma: parto naturale o cesareo? Ad ascoltare le indicazioni dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), la questione è presto risolta: solo il 15% dei parti dovrebbe avvenire tramite taglio cesareo, quindi attraverso un intervento chirurgico in anestesia locale. Conseguentemente, l’85% dei bambini dovrebbe poter venire alla luce in modo spontaneo. Eppure, sappiamo bene che il balletto delle cifre, in Italia è ben diverso, con il 39% dei parti cesarei, il nostro paese detiene il record europeo di nascite chirurgiche. Una distanza notevole da quel 15% auspicato dall’OMS.

    Sappiamo che, dei tanti cesarei effettuati, solo una parte si rivela strettamente necessaria per complicazioni non altrimenti superabili, per contro, sappiamo anche che l’Italia detiene un altro record, stavolta positivo: quello del più basso tasso di mortalità da parto, nel mondo. Sicurezza sanitaria e cesareo vanno dunque a braccetto? Non è proprio così. Oggi proviamo a parlare delle diverse opzioni che la futura mamma ha a sua disposizione per partorire in totale sicurezza. Giacchè il parto – è bene ribadirlo – non è una malattia, ma il momento più importante nella vita di mamma e bebè e andrebbe gestito nel modo più naturale possibile.

    1. PARTO NATURALE O SPONTANEO
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    Detto anche parto vaginale, è, semplicemente, il parto fisiologico, quello che avviene secondo natura. L’evento si presenta tra la 38esima e la 42esima settimana di gravidanza, se le doglie iniziano prima di questo periodo si parla di parto prematuro, se si verificano a data “scaduta”, si definisce parto serotino. In ogni modo, queste sono le fasi.

    • Le Contrazioni
    • Piccoli doloretti contrattivi possono verificarsi anche nelle ultime settimane prima del parto vero e proprio, quando la gestante è alla prima gravidanza, e spesso non sono indicative, solo quando la loro intensità e frequenza aumenta costantemente e gradatamente nel tempo, fino a presentarsi ogni 2-3 minuti, allora si entra nel travaglio. Nelle donne che hanno già partorito è molto più difficile che le contrazioni si preannuncino giorni e giorni prima rispetto al momento del parto, quando iniziano, di solito vuol dire che la mammina è proprio in procinto di dare alla luce un altro bimbo. Il dolore sempre più intenso che la partoriente avverte, è dovuta all’accumulo di acido lattico e può essere mitigato da una buona respirazione
    • Il Travaglio
    • La fase più delicata e cruciale del parto naturale è, naturalmente, il travaglio, che si conclude con la fuoriuscita, o meglio, l’espulsione del neonato dal canale del parto. Originariamente, il feto si trova con la testina rivolta in basso (presentazione cefalica), quando comincia il parto, il bimbo compie una flessione della testa fino a toccare lo sterno con il mento. Questo per permettere la discesa attraverso il canale del parto offrendo meno resistenza possibile. Per poter emergere fuori dal corpo materno, il piccolo compie un movimento di rotazione poi di estensione della testa. Subito dopo spuntano le spalle del piccolo, prima l’una, mentre l’altra funge da perno, poi la seconda, seguita, a quel punto facilmente e rapidamente, da tutto il resto del corpicino.
    • La Nascita
    • L’ultima fase del parto viene chiamata secondamento. Una volta nato, al bebè viene reciso il cordone ombelicale, mentre l’ostetrica attende che la madre espella la placenta spontaneamente. Il neonato viene lavato, stimolato affinchè emetta il suo primo vagito - dovete pensare che si tratta della prima volta che il bebè respira autonomamente ossigeno, utilizzando i suoi polmoni – e poggiato sul corpo materno. Se tutto è andato bene, questo è il momento più bello per la neo mamma (e per il neo papà, specie se ha assistito al parto) che finalmente può vedere e toccare la sua creatura. Ma, qualche volta, anche un parto fisiologico necessita di qualche intervento da parte del medico. Vediamo meglio.
    • L’induzione del travaglio
    • .A termini scaduti, il bimbo, seppur in posizione cefalica, non ne vuol proprio sapere di nascere. In tal caso, se si verifica una diminuzione del liquido amniotico o il feto manifesta sofferenza, si deve agire per indurre il travaglio tramite la somministrazione di ossitocina (l’ormone del parto) o la rottura artificiale delle acque.
    • L’Episiotomia
    • Un termine difficile, vagamente minaccioso, in realtà si tratta di un piccolo taglio che il medico effettua in anestesia locale nella zona del perineo della partoriente durante l’ultima fase del travaglio. Si rende necessario qualora l’eccessiva tensione dei muscoli perineali rischi di provocare uno strappo o una brutta lacerazione. La ferita viene ricucita con dei punti e cicatrizza perfettamente in un mese circa.
    • La Manovra di Kristeller
    • Si rende necessaria quando il parto è molto lungo proprio per facilitare e velocizzare la fase espulsiva. Sostanzialmente si tratta di una manovra che il medico o l’ostetrico effettuano, con una spinta energica sulla pancia della partoriente, in concomitanza con le contrazioni.
    • L’Epidurale
    • L’epidurale è una semplice iniezione analgesica, che viene effettuata sulla mamma a livello lombare, “addormentando” il corpo proprio dalla vita in giù, senza, però, impedire in alcun modo la partecipazione attiva al parto. L’epidurale, è bene che le gestanti lo sappiano, è una scelta possibile, un vero e proprio diritto, che la donna può “pretendere” dalla struttura ospedaliera che la assiste. Naturalmente, la cosa migliore sarebbe quella di vagliare questa possibilità col proprio ginecologo in modo tale che al momento del travaglio, non vi siano ostacoli a che questa semplice operazione venga eseguita. Il parto naturale, di norma, avviene in ospedale nella apposita sala parto. Ma vi sono ancora due opzioni che vi voglio segnalare prima di passare al parto cesareo. Vediamole
    • Il Parto in Acqua
    • La tecnica del parto in acqua fu ideata dal medico russo Igor Tjarkowskj, poi messa a punto e diffusa in Europa dal ginecologo francese Michel Odent. Anche in Italia sono sempre di più le strutture ospedaliere che si stanno dotando di ambienti adatti per permettere alle partorienti di far nascere i loro bebè nell’apposita vasca da bagno. Due sono, sostanzialmente, gli aspetti che rendono questa tecnica ideale per partorire: per la mamma è il massimo, perchè l’acqua tiepida favorisce il rilassamento muscolare, attutendo il dolore delle contrazioni, le permette di avere un controllo totale sul proprio corpo e una maggiore privacy. Il secondo aspetto riguarda il neonato, per il quale risulta meno traumatico passare da un ambiente caldo e liquido ad un altro ambiente… caldo e liquido! Logicamente, appena nato, il bebè viene tirato fuori dall’acqua per respirare.
    • Il Parto in Casa
    • Partorire nella calda comodità delle proprie mura domestiche, assistite dal proprio compagno e da almeno due persone specializzate (ostetriche), può essere un’esperienza intima e splendida. Le condizioni per poter valutare una scelta simile sono, però, da tenere presenti: non per il primo figlio, non se la struttura ospedaliera più vicina è molto distante, non se ci sono anche solo minimi segnali di allerta e non, certamente, se il bimbo è in posizione diversa da quella cefalica. Ma se, invece tutto va bene, perchè no?

    2. PARTO CESAREO

    Quali sono le condizioni necessarie per cui si renda indispensabile programmare un parto cesareo? Vediamole tutte.
    • Bacino stretto della madre
    • Bambino in posizione podalica o troppo grande
    • Gravidanza gemellare
    • Madre sofferente di diabete, ipertensione o herpes vaginale (che si potrebbe trasmettere al neonato durante la discesa nel canale del parto)
    • Diagnosi di placenta previa (che, cioè, ostruisce il collo dell’utero)
    • Incompatibilità tra il fattore RH della mamma e quello del bambino
    • Rischio di emorragia durante il parto

    Problematiche di questa natura, diagnosticate una decina di giorni prima della data del parto attraverso analisi accurate, impongono la scelta del taglio cesareo. Si tratta di un intervento chirurgico abbastanza semplice, di norma, che viene effettuato dopo aver sottoposto la gestante ad una anestesia localizzata “spinale”, che lascia la madre vigile ma comunque insensibile dalla vita in giù. Questo le permetterà di poter vedere subito il bebè appena nato. L’operazione dura una decina di minuti e, in alcune strutture, è permesso anche al padre di assistere al parto.

    La ferita viene ricucita con dei punti che verranno rimossi una decina di giorni dopo, a cicatrizzazione avvenuta. Già dal secondo giorno dopo l’operazione, è bene che la puerpera prenda in braccio il bambino e si alzi, cercando di muovere qualche passo anche se soffre molto. Inutile negarlo, il post cesareo non è una passeggiata, i dolori sono tanti, la stanchezza è maggiore che dopo un parto naturale e anche il rapporto con il neonato è un po’ più difficoltoso.

    Per questo, la neo mamma ha tutto il diritto di chiedere degli analgesici, se sente che non ce la fa più. I pediatri suggeriscono, inoltre, di provare subito ad attaccare il bebè al seno per l’allattamento, non vi è alcuna controindicazione se non la spossatezza della mamma. Ma tenendo in braccio vostro figlio, vedrete che passerà presto!

    Ora, care future mammine, sapete tutto. Potete scegliere di programmare un cesareo, naturalmente, anche se non vi siano condizioni che lo richiedano espressamente. Ma se è la paura del dolore o il desiderio di organizzare tutto a puntino conoscendo i tempi della nascita in anticipo, che vi spinge a farlo, dovete tener presente che il post intervento è più difficoltoso e i tempi di ripresa più lunghi rispetto al parto naturale. Esponete sempre i vostri dubbi al ginecologo che vi segue e cercate di ottenere quante più informazioni possibili sulle varie opzioni, prima di scegliere. Il vostro istinto materno saprà guidarvi.