Parto cesareo: record europeo per l’Italia

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    Le donne italiane saranno più fifone o ce ne sarà la reale necessità, tant’è che il nostro Paese, secondo il rapporto Euristat, detiene il record europeo per parti con il taglio cesareo (il 38%). Un dato impressionante se consideriamo che in Slovenia è al 14%, in Olanda al 15% o in Portogallo al 33%.

    Non si riesce a trovare una spiegazione reale a questo fenomeno che oserei dire di malcostume. E’ vero che l’età anagrafica delle mamme è aumentata (quelle con più di 35 anni sono il 24%, le signore con più di 40 sono il 5%) ma non è sufficiente per giustificare un tale di boom di cesarei.

    Alcuni fattori sembrano esseri imputabili al tasso di fecondità, che nonostante sia in ripresa continua ad attestarsi su un misero 1,35 figli per donna. Si può pensare che la scelta del cesareo dipenda dal fatto che sia un parto più sicuro e controllato e di conseguenza sia preferito, proprio tenendo conto anche delle ansie delle mamme che riescono a restare incinta con molta difficoltà.

    Poi c’è le questioni ”ripercussioni giudiziarie”. Sono aumentate le cause contro i medici e nell’occhio del ciclone ci sono proprio ginecologi e ostetrici che per tutelarsi, spesso, ricorrono più del dovuto a questo tipo di parto. E’, infatti, molto comune la denuncia per mancato cesareo.

    Per la fine dell’anno saranno pronte le nuove Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per l’Italia, per ridurre il numero di cesarei. “ Se non ha un’indicazione medica, comporta un aumento di rischio, non un vantaggio per la salute della donna e del neonato”, spiega Serena Donati, ricercatrice del Reparto Salute delle donne e dell’età evolutiva dell’ISS, a Io e il mio Bambino.

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