Parti cesarei, il ministro Balduzzi attiva i NAS per controllare che non ci siano abusi

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    Balduzzi Nas cesarei

    Hanno superato ogni limite i parti cesarei effettuati nei punti nascita sparsi nel nostro territorio nazionale. Troppi, decisamente molto superiori, in percentuale, rispetto alla media europea e alla soglia imposta proprio dalla UE, che è stabilita in un 15% sul totale delle nascite. Risibile, rispetto al quasi 39% raggiunto dall’Italia, e proprio per cercare di fermare e possibilmente invertire questo trend incontrollato, il neo ministro della Sanità Renato Balduzzi, ha innanzi tutto stilato le nuove linee guida a cui i reparti di Ginecologia e Ostetricia dovranno attenersi, a proposito di quando sia necessario effettuare il cesareo e quando no, e ora ha chiamato in aiuto i carabinieri.

    I NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni), saranno mandati nei vari punti nascita ad effettuare dei controlli campione, acquisendo i files delle cartelle mediche delle partorienti, che verranno valutati al fine di riscontrare eventuali abusi da parte della Asl competente. L’ausilio dei NAS si è reso necessario: “Sulla base di una segnalazione dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che in alcune Regioni indica valori di ricorso al parto cesareo estremamente elevati che fanno sorgere l’ipotesi di una utilizzazione opportunistica dello stesso non basata su reali condizioni cliniche”, ha fatto sapere il Ministro.

    In pratica, Balduzzi si domanda, giustamente, come mai in regioni come il Friuli Venezia Giulia il ricorso al taglio cesareo sia pari al 23% sul totale, mentre in Campania si raggiunga la percentuale assurda del 62%, il tutto senza che: “(…) un maggiore ricorso al cesareo porti a un miglioramento degli esiti clinici”. In buona sostanza, interventi chirurgici inutili per “gonfiare” le spese sanitarie e ottenere maggiori rimborsi dal Ministero, che, però, ora si tutela, comunicando che: “ L’intervento dei Nas servirà a valutare possibili ipotesi di comportamenti opportunistici dolosi”.

    Insomma, si prevedono tempi durissimi per le aziende ospedaliere che abusino dei cesarei anche a costo di “ingannare” le mamme sulla loro reale necessità. Speriamo davvero che la chirurgia abbinata all’evento nascita sia sempre più relegata ai casi di vero pericolo per l’incolumità di madre e bebè, e nello stesso tempo ci auguriamo che alle donne sia data la possibilità di partorire nei modi più naturali e meno traumatici possibile (come aumentando le strutture in cui sia possibile effettuare il parto in acqua) e di avvalersi senza difficoltà dell’anestesia epidurale.