Obesità infantile: i dati, le cause e la prevenzione

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    obesità infantile

    L’obesità infantile è purtroppo un problema sempre più diffuso tra i nostri bambini. Quando dal semplice sovrappeso si passa alla vera è propria patologia diventa indispensabile intervenire per salvaguardare la salute dei piccoli di casa, anche se, come in tutto, sarebbe sempre meglio essere informati e mettere in pratica i metodi di prevenzione. A questo proposito e per scoprire i dati e le cause del problema, abbiamo intervistato la Dott.ssa Aurora Mastroleo, psicoterapeuta e vice presidente dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus.

    Quali sono i dati dell’obesità infantile in Italia?

    “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, l’obesità costituisce uno dei problemi di salute pubblica più visibile e tuttavia ancora trascurato. I dati più allarmanti arrivano dall’infanzia e dall’adolescenza: nel 1999-2000 in Italia circa il 25% dei bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni era in sovrappeso e circa il 5% era obeso. Nell’adolescenza un ragazzo su due ha problemi di sovrappeso. L’incidenza dell’obesità nei bambini, unita al fatto che più dei 2/3 dei bambini obesi saranno adulti obesi, indica che l’andamento della crescita è invariato e che nulla di veramente efficace è stato sinora fatto per contrastarla.

    I Dati dell’obesità sono forniti dal Sistema di Sorveglianza “Okkio alla salute” del Ministero della Salute e del CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie). Dal 2008 a oggi sono leggermente diminuiti i bambini di 8-9 anni in sovrappeso e obesi, anche se l’Italia resta comunque ai primi posti in Europa per l’eccesso ponderale infantile. Nel 2012 l’eccesso ponderale riguardava il 32,3% dei bambini di 8-9 anni (-2,9% rispetto alla rilevazione del 2008). Circa il 40% provengono da regioni del Centro – Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata).”

    Quali sono le principali cause dell’obesità infantile?

    “Il sovrappeso ed il grave eccesso ponderale riguardano l’atto del “nutrirsi”, un atto universale di per sé innocuo e vitale che, nella forma contemporanea acquista una valenza distruttiva, anzi autodistruttiva. Come è noto, l’atto del nutrirsi ha implicazioni “caloriche” e quindi nutritive, ma anche “simboliche” che riguardano il corpo quale mezzo di relazione, espressione e comunicazione. Lo stretto legame psiche-corpo è un connubio che rende possibile l’espressione somatica dei disagi psichici. Anche l’obesità può essere letta come una manifestazione di un disagio psichico che ha trovato la via del corpo e della fame in eccesso per esprimersi, per tale motivo necessita di un interpretazione psicologica che aiuti a comprenderne le cause.

    Nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad un notevole incremento del fenomeno dell’obesità ma solo negli ultimi anni sono stati fatti dei tentativi seri per affrontarla. La lettura dell’obesità e del sovrappeso nell’infanzia come fenomeno sociale ha come dato teorico e clinico il fatto che il corpo si presta, fin dalla nascita, a rendere visibile e ad esprimere il mondo interno del bambino e, perciò a trasformarsi in uno strumento per veicolare un profondo disagio che i bambini, anche piccoli, percepiscono nella società in cui vivono.

    L’aumento dell’obesità è un fattore determinato da un ambiente che favorisce l’obesità. Tale ambiente obesogeno (che induce obesità) è fatto da una iperproduzione e commercializzazione di cibi grassi e ricchi di zuccheri e da uno stile di vita che sfavorisce il movimento fisico, l’uso dei mezzi pubblici o della macchina per spostarsi, le ore trascorse davanti alla tv. Nell’epoca delle passioni tristi dove prevalgono sentimenti di tristezza ed euforia difensiva, l’oggetto-cibo si occupa di trattare sentimenti di solitudine, mancanza e tristezza che non sono elaborabili mentalmente.

    I genitori sono spinti ad occupare ossessivamente le giornate dei bambini per evitare che la noia faccia capolino sulle lori facce. La fame in eccesso appare dunque come un modo per segnalare il disagio e la solitudine dei bambini e degli adolescenti di oggi, sia all’interno delle famiglie sia con se stessi. La loro identità fragile e precaria viene evidenziata dal grasso del corpo che si fa segnale di una richiesta di aiuto rivolta ad un mondo adulto sempre meno capace di svolgere una finzione genitoriale.”

    Quali sono gli strumenti di prevenzione dell’obesità infantile?

    “L’obesità è una patologia molto complessa che chiama in causa una molteplicità di variabili distinte ma allo stesso tempo interconnesse tra loro e necessita di un approccio che tenga conto di tale complessità. La prospettiva è quella di mettere a punto un trattamento multidisciplinare che sappia tenere conto dei diversi aspetti implicati nella patologia in questione. Per tale motivo bambini ed adolescenti obesi debbono essere trattati in équipe in collaborazione con le diverse figure che ruotano intorno a loro: dalla famiglia, al pediatra, dalla scuola e naturalmente all’intervento psicologico, tagliando l’intervento su misura per il singolo bambino come se fosse un abito fatto a mano. Dal momento che il corpo grasso del bambino segnala il fallimento della capacità di elaborazione mentale, dal punto di vista della prevenzione ci si aspetta che genitori, scuola e società sappiano riconoscere e “vedere” i bambini per ciò che sono nella loro originalità e particolarità. “