Obesità infantile, Disney dice stop alle pubblicità di junk-food

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    Disney stop junk food

    Tutto è lecito nella lotta contro la piaga dell’obesità infantile, anche rinunciare a qualche introito pubblicitario. Così devono averla pensata quelli della Disney, nel raccogliere l’invito della first lady americana Michelle Obama, che fin dall’insediamento alla Casa Bianca ha fatto della lotta all’obesità uno dei suoi cavalli di battaglia, di evitare di mandare in onda spot dannosi durante i loro programmi tv. Ci riferiamo al cosiddetto junk-food (cibo spazzatura, in italiano), che purtroppo, per troppe famiglie americane, e non solo, pare essere diventato l’unica fonte di nutrizione.

    Economico e facilmente reperibile, questo genere di alimenti è più o meno quello che possiamo trovare nei fast food, a base di hamburger e pollo fritto, patatine, frullati pieni di zuccheri e coloranti, Cole e gelati. Grassi idrogenati, colesterolo, glucosio, sono solo alcune delle componenti nutrizionali presenti in questi cibi così gratificanti per il palato. Ma terribilmente dannosi.

    Obesità infantile, l’iniziativa della Disney

    La Walt Disney Company annuncia dunque ufficialmente e in pompa magna, con la presenza benedicente proprio di Michelle Obama, la propria intenzione di non trasmettere più gli spot del pericoloso junk-food e di non usare le aziende che lo producono come sponsor, durante i suoi programmi destinati a bambini e teenager e trasmessi dalla rete ABC (di cui la Disney è proprietaria) e altri canali via cavo. Una piccola rivoluzione culturale che dovrebbe tradursi in una maggiore sensibilizzazione delle famiglie, sui danni provocati proprio da questi alimenti poco nutrienti ma pieni di calorie e grassi, deleteri per la salute umana.

    Non è solo l’obesità la conseguenza di un regime alimentare basato sul junk-food, ma soprattutto malattie a carico del sistema cardiociorcolatorio e del metabolismo, come il diabete. Patologie a cui vanno incontro proprio i giovani che siano stati tirati su a furia di happy meal, che happy lo sono davvero poco. Il problema non riguarda solo gli americani, ma purtroppo anche l’Italia, che vanta un poco invidiabile primato in zona UE, quello dei bambini più grassi. Le cifre parlano chiaro, sono circa 1 milione i piccoli in sovrappeso nel nostro Paese, e certo non è solo la pubblicità la causa, anche se recenti studi hanno dimostrato che i bimbi mangiano più volentieri i cibi che vedono in tv, forse perché appaiono molto più belli da vedere e appetitosi.

    Obesità infantile, i rischi per la salute

    A proposito dei problemi alla salute che possono insorgere in età infantile a causa dell’abuso di cibo-spazzatura e affini, ci spiega meglio il dott. Gabriele Riccardi, Presidente uscente della Società italiana di Diabetologia (SID): “Il giovanissimo è sovrappeso, non perché mangia male a casa, ma perché consuma bevande zuccherate fuori dalle mura domestiche. In media si è visto che i ragazzi dai 5 ai 15 anni ne bevono una ogni 2 giorni. E le calorie che vengono introdotte sotto forma di liquidi colorati ricchi di glucosio non vengono compensate dall’organismo, limitando l’assunzione di cibo affievolendo l’appetito, ma sono calorie extra che aumentano l’obesità in questa fascia d’età.

    Il bimbo sovrappeso – conclude l’esperto – in circa due casi su tre diventa un adulto obeso. Questo si traduce in età matura con l’arrivo dopo 10 anni dell’ipertensione, dopo 20 di problemi di iperlipidemia e dopo 25 del diabete”. Ben vengano, dunque, le iniziative lodevoli come quelle della Disney, così come “Frutta nelle scuole”, promossa in Italia da Coldiretti e ministeri della Salute e dell’Agricoltura, per promuovere il consumo della nostra ottima frutta fresca al posto delle merendine confezionate. L’essenziale è che la buona educazione alimentare cominci a casa, in famiglia.