Mortalità materna, il rischio è ancora alto anche in Italia

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    Pochi giorni fa vi ho parlato dei nuovi dati Unicef sulla mortalità infantile nel mondo. Oggi parliamo di quella materna e cerchiamo di fare un focus sull’Italia mettendo a confronto le regioni. Purtroppo anche nel nostro Paese, nonostante si abbiano strutture all’avanguardia e una sanità che permetta a tutti di curarsi, ci sono mamme che non riescono sopravvivere al parto, tanto che i dati Istat sono smentiti da quelli dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha verificato un numero di morti superiori. Fa paura pensare che una complicazione possa nel 2010 lasciare un bimbo senza mamma, non succede spesso ma capita ancora.

    I dati regionali permettono di osservare un trend da nord a sud con rapporti da 2 a 7 volte il dato nazionale (3 casi di morte ogni 100 mila nati vivi). I valori più bassi sono stati registrati al Nord e in Toscana – 8 morti ogni 100 mila nati vivi -, mentre quelli più alti sono stati rilevati nel Lazio e in Sicilia, che detiene il record con 22 madri morte ogni 100 mila bambini nati vivi.

    Come sempre c’è una disparità tra Nord e Sud e in questo caso la disparità è del servizio offerto dagli ospedali. Ma quali sono i fattori di rischio? Il rischio di mortalità materna raddoppia se la mamma ha più di 35 anni e il taglio cesareo è associato alla morte materna tre volte di più del parto spontaneo. Questo è una dato interessante visto l’abuso del cesareo che si fa in Italia.

    Poi, segue l’essere cittadine straniere e avere un basso livello di istruzione che è associato con più alto rischio di morte materna. Emorragie, embolie e disordini ipertensivi della gravidanza sono risultate le cause di morti dirette più frequenti.