Maternità, uno stress per la donna che lavora

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    La maternità è un momento bellissimo quanto stressante. Proprio ieri abbiamo detto che il problema asili nido non è certamente di conforto alle donne e alle famiglie, così come assentarsi dall’ufficio, con un impiego precario, è un atto di coraggio. Sta di fatto che le mamme sono particolarmente stressate. Purtroppo, la sindrome da “stress lavoro-correlato” colpisce un lavoratore su quattro, ma l’indice raddoppia non solo tra le donne in maternità, ma anche tra i loro colleghi d’ufficio a causa delle mancate sostituzioni. Vediamo insieme questo problema, che tocca da molto vicino tutte noi.

    Abbiamo detto, forse settimana scorsa, che le donne purtroppo sono le più stressate in ufficio perché il loro lavoro non si ferma dopo le 18, ma continua a casa come moglie, madre e anche come manager degli impegni quotidiani. Durante la gravidanza la tensione sale, perché per la gestante c’è la preoccupazione della ricollocazione dopo il parto e le possibili tensioni legate all’aggravio di lavoro.

    La situazione è stata portata alla luce dal Laboratorio Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere) sul ‘Benessere organizzativo’, nato con il contributo della Boeringher Ingelheim. Tenete conto che nel 60% dei casi le lavoratrici che vanno in maternità in Asl e ospedali pubblici non vengono sostituite per via delle sempre più austere politiche di bilancio imposte dai tagli alla sanità pubblica regionale.

    Questo dato si scontra con un’altra realtà: secondo l’indagine della International Personal Management la “riorganizzazione del benessere aziendale” genera un miglioramento del 30% delle prestazioni individuali. Cosa è giusto fare? Forse avere un bambino è diventato davvero un privilegio per pochi: noi ci aspettiamo che ci siano politiche sociali e del lavoro che tutelino di più le scelte delle donne. Certo, affrontare una gestazione così non fa bene al bambino.