Maternità, la Rai lascia a casa le collaboratrici incinte: scoppia lo scandalo

da , il

    rai cavallo

    La maternità, nel mondo del precariato, non è un diritto garantito. Una nuova notizia sta facendo tremare la Rai: la televisione pubblica è stata denunciata dal coordinamento dei giornalisti precari Errori di stampa perché lascia a casa le collaboratrici esterne che restano incinte. C’è da non crederci, eppure sembra essere proprio così. E lo dimostra una clausola, presente nei contratti. Ma vediamo meglio la dinamica di questo scandalo.

    Il testo della clausola dice le seguenti parole: “Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore”.

    Direi che il concetto è abbastanza chiaro. La Rai ovviamente ha dichiarato che non c’è mai stata rivendicazione in merito, ma che cosa poteva dire di diverso? Ne abbiamo parlato ieri affrontando il tema del contributo anti-aborto: in Piemonte le donne che rinunciano all’interruzione volontaria di gravidanza prendono un bonus da 250 euro al mese per 18 mesi. Ma finito l’aiuto, come può una mamma mantenere un bambino se il mondo del lavoro offre contratti di questo genere? La maternità non è più un diritto.

    Dolcetto o scherzetto?