Mantenimento figli: chi ha diritto all’assegno?

Mantenimento figli

A chi spetta l’assegno di mantenimento dei figli in caso di separazione? E’ un tema che attiene al Diritto di famiglia, ma è anche un aspetto particolarmente delicato e scivoloso, perchè comporta una sorta di “spartizione” delle responsabilità in base al reddito. Stabilire chi si deve far carico dell’onere (che perdura ben oltre la maggiore età) di sostentare il proprio figlio, non è così automatico e, a volte, innesca una serie di meccanismi davvero sgradevoli di “scaricabarile” che danneggiano oltremodo i rapporti tra ex e vanno a scapito della serena crescita del minore.

In generale, l’assegno periodico di mantenimento, è semplicemente la concretizzazione del principio in base al quale è compito dei genitori educare e mantenere i propri figli fino al raggiungimento dell’autonomia economica. Ma soffermiamoci sulla legge italiana e vediamo cosa prevede.

Cosa dice il Codice Civile

Norme Codice Civile

L’articolo 155 del Codice Civile, relativamente all’assegno di mantenimeto dei figli in caso di separazione tra coniugi recita: “Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Il giudice stabilisce, ove necessario (ovvero sempre quando i figli sono affidati o collocati presso un genitore), la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

  • Le attuali esigenze del figlio
  • Il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza tra genitori
  • I tempi di permanenza presso ciascun genitore
  • Le risorse economiche di entrambi i genitori
  • La valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro paramentro indicato dalle parti o dal giudice”.

Entità dell’assegno

Assegno di mantenimento

Come abbiamo visto, in definitiva a riscuotere l’assegno periodico è il genitore presso cui il minore è allocato, anche in caso di affidamento congiunto. Come si determina, perciò, l’importo dell’assegno di mantenimento? Sono diverse le variabili da considerare. Intanto, il tempo che il minore trascorre presso il genitore con cui non convive. Poniamo il caso di un bimbo che sia affidato alla madre, ma passi molti pomeriggi a settimana, comprensivi di pasti, attività varie (connessione a internet, lezioni in palestra, compiti con materiale scolastico), con il padre. Ovviamente la cifra dell’assegno sarà sgravata di questi oneri, almeno in piccola parte. Da tener presente anche il lavoro del genitore presso cui è allocato il figlio. Se svolge un’attività part time, necessiterà di un assegno più cospicuo da parte dell’altro coniuge.

Spese straordinarie

Spese straordinarie figli

Una delle clausole di solito inserite all’interno delle condizioni economiche stabilite in caso di separazione, c’è quella denominata “Spese straordinarie“. Si intendono tutti quegli esborsi finanziari a favore del figlio che esulano dalle spese normali e non facoltative. Parliamo di attività extrascolastiche, viaggi (magari d’istruzione), spese mediche non di base, palestre ecc. La normativa prevede che il genitore che versa l’assegno debba contribuire al 50% ma sovente si creano dei conflitti. Il buon senso prevederebbe che si concordasse prima, al momento della firma delle condizioni, entità massima e tipologia di tali spese extra, stabilendo insieme quelle necessarie. Soprattutto se si parla di scuole private, master, corsi creativi ecc che durano anni.

Mantenimento figli: fino a quando?

Sentenza cassazione

La sentenza della Cassazione su riportata, vale, naturalmente, anche in caso di figli di genitori separati. Ovvero, l’assegno dovrà continuare ad essere pagato dopo i 18 anni, per il mantenimento agli studi universitari o comunque per tutto il tempo necessario a che il beneficiario/a si renda “ragionevolmente” autonomo economicamente. Come regolarsi? Dopo la riforma del 2006, il contributo finanziario deve giungere direttamente all’avente diritto, una volta maggiorenne. Ora, questa parte della normativa andrebbe seguita con giudizio. Verosimilmente, infatti, un 18enne o poco più non è ancora in grado di gestire i soldi per proprio conto, sarebbe meglio che quell’assegno continuasse ad essere almeno “amministrato” dal genitore convivente.

Il buon senso, in casi di separzione e divorzio, è fondamentale. Se desiderate approfondire le tematiche relative al rapporto tra genitori separati e figli vi segnalo anche:

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Venerdì 05/11/2010 da

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