Mamme lavoratrici: secondo Bankitalia i figli non ostacolano la carriera

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    Mamme lavoratrici

    Si parla spesso delle difficoltà in cui le mamme lavoratrici italiane si dibattono quotidianamente per riuscire a sostenere in modo efficiente il proprio doppio ruolo. Un percorso ad ostacoli tra asili nido, baby sitter, orari e turni, sgravi fiscali che non arrivano, e, naturalmente, le incombenze dell’attività lavorativa che, spesso, si protraggono ben oltre l’orario d’ufficio. Per non citare le ripercussioni che la mole di impegni giornalieri a cui una mamma che lavori deve ottemperare, determina sul rapporto di coppia e sulla serenità familiare. Eppure, lo sappiamo, le madri italiane sono combattive, determinate e organizzate.

    Talmente in gamba da riuscire a far fronte a tutto, e mai a discapito del rapporto con i propri bambini, secondo l’ormai assodato concetto del tempo di qualità da trascorrere con loro. Certo, il quadro è lungi dall’essere idilliaco, nel senso che la strada è sempre in salita e che ad una donna si richiede di rendere di più e meglio rispetto agli uomini, ma comunque non possiamo negare che i papà di oggi siano molto più premurosi e presenti nella vita familiare, soprattutto nella cura dei figli, rispetto al passato.

    Forse, chissà, arriveremo ai risultati dell’Inghilterra, dove, a partire da aprile, diverrà effettiva la legge che prevede il congedo parentale fino a 10 mesi dopo il parto sia per i padri che per le madri. Oggi, intanto, vi segnalo un dato che è stato diffuso da Bankitalia: nel nostro Paese le mamme lavoratrici non sono ostacolate nella carriera dal fatto di avere dei figli, ma questo solo dopo che il bimbo abbia compiuto i 2 anni di età. In pratica, dopo un biennio difficile, faticoso, la donna riesce molto bene a coniugare il ruolo di madre con quello di professionista, senza che i risultati lavorativi subiscano un abbassamento qualitativo.

    Lo studio di Bankitalia è stato condotto dalle economiste Roberta Rondinelli e Roberta Zizza, le quali affermano che molto dipende dall’età dei bambini: “Avere un figlio sotto i 23 mesi riduce (anche se non significativamente) la probabilità di una donna di avere un lavoro retribuito, una diminuzione che diventa più netta all’aumentare del numero dei figli”. E allora, direte voi, dov’è il dato positivo? Ecco la risposta delle economiste: “Questi effetti si esauriscono con il tempo, diventano positivi (statisticamente azzerati) , ciò significa che nel lungo corso la presenza di bambini sembra avere per le madri un leggero effetto di spinta verso il mercato del lavoro”. Che, di questi tempi, non è davvero poco.