Mamme che fanno figli da sole: un trend in aumento

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    Mamme che fanno figli da sole: un trend in aumento

    E’ un trend in aumento quello delle mamme che fanno figli da sole, specialmente donne di età compresa tra i 30 e i 40 anni che, in assenza di un compagno stabile, decidono di procreare in solitudine. C’è chi le definisce “DIY mums”, mamme fai da te, come la professionista Rachel Lehmann-Haupt che all’argomento ha dedicato il libro “In her own sweet time”, e chi, partendo dal fenomeno della fecondazione artificiale, si è interrogato sul legame che intercorre tra libertà dai legami, anche di coppia, e rarefazione dei rapporti sociali, vedi l’interessante documentario “La teoria svedese dell’amore” di Erik Gandini.

    Sono donne single tra i 30 e 40 anni, spesso professioniste in carriera, che non avendo trovato l’amore, decidono di fare figli da sole. Perché se per i sentimenti non c’è un limite di età, per procreare questo limite esiste ancora. L’autrice Rachel Lehmann-Haupt le ha battezzate “DIY mums”, mamme fai da te, e secondo le statistiche del Center for Disease Control and Prevention il loro numero, perlomeno negli USA, aumenta di anno in anno. Ma a quanto pare, come suggerisce “La teoria svedese dell’amore” di Erik Gandini, anche il nord Europa, e nel caso specifico la Svezia, registra un numero considerevole di mamme single che decidono di fare figli in autonomia. Si sceglie un partner in catalogo, si riceve direttamente a casa tutto l’occorrente per procedere con la fecondazione fai da te e il gioco è fatto.

    In materia i pareri sono discordanti: lasciando da parte l’aspetto puramente moralistico, c’è chi afferma si tratti di una naturale emancipazione femminile dovuta al cambiamento dei tempi, la stessa Lehmann-Haupt è convinta che le mamme DIY dimostrino che oggi, le donne, possono finalmente scegliere da sole. Convinzione avvalorata dal fatto che, ad optare per la gravidanza fai da te sono soprattutto donne emancipate e autonome, in grado di uscire dallo stereotipo della famiglia classica per abbracciare questo nuovo modus vivendi, più in linea con la libertà femminile e una società in evoluzione.

    Tuttavia, c’è anche chi riflette sull’argomento in termini più ampi, come il famoso documentarista Erik Gandini, che ne “La teoria svedese dell’amore” si è soffermato sulle conseguenze sociologiche della libertà dei cittadini da qualunque forma di dipendenza, libertà che nel caso delle donne svedesi si manifesta con un aumento considerevole delle mamme DIY. Gandini propone una riflessione sottile ma profonda, sostenendo che le virtù portate all’eccesso si trasformano in vizi, come è accaduto in Svezia. Paradossalmente quando le persone acquisiscono una totale autonomia, rischiano di isolarsi dal mondo circostante e questo determina una rarefazione dei rapporti sociali, un generale isolamento, che guarda caso risulta molto più diffuso nei paesi emancipati come la Svezia rispetto a quelli mediterranei o in via di sviluppo. Ovviamente non si tratta di una sterile critica nei confronti dell’emancipazione, della fecondazione artificiale e del diffondersi della maternità DIY, ma di una riflessione sull’importanza dei rapporti umani che, certo, possono trasformarsi e mutare forma, non corrispondendo più all’ideale di famiglia tradizionale, ma che tuttavia devono resistere ai cambiamenti perché se l’emancipazione porta all’isolamento, rischia di diventare una prigione dorata, senza nulla togliere alla libertà di scelta.

    Dolcetto o scherzetto?