Mamma e lavoratrice: sono ruoli incompatibili?

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    Mamma e lavoro

    Una mamma italiana, può essere anche una valida lavoratrice, una “donna in carriera” o, semplicemente, un individuo sociale attivo, tutelato in entrambe le sue funzioni? O i due ruoli sono, attualmente, incompatibili, perché impossibile per la madre che abbia un lavoro a tempo pieno conciliare alla perfezione i diversi ambiti, senza impoverire né l’aspetto privato, soprattutto mortificando il rapporto con i figli, né quello pubblico? Ma soprattutto, deve fare tutto da sola, o ci sono leggi, ammortizzatori sociali, istituzioni, che l’aiutano e la proteggono?

    Si sono occupate della questione due donne molto diverse, Flavia Perina (deputata del FLI) e Alessia Mosca (parlamentare del PD), che hanno scritto a quattro mani un libro sull’argomento – “Senza una donna”, add editore – arrivando a suggerire, ahimè, che la maternità sia considerata, in realtà, un handicap per la lavoratrice, e che anche la normativa che dovrebbe tutelarla, finisce per costituire ulteriore ostacolo alla realizzazione completa della donna.

    Vediamo perché. Il grosso problema, è che si continua a considerare la donna come “soggetto debole” proprio in quanto potenziale madre. Ecco che, quindi, tutte le politiche “protezionistiche” sono studiate in modo da “risarcire la maternità”, come se fosse non, un arricchimento, un valore aggiunto, ma una specie di male inevitabile connesso con il sesso femminile. Secondo le due autrici, la soluzione risiederebbe nello spostare l’attenzione normativa, diciamo così, sulla cura, sull’organizzazione in ambito familiare.

    In pratica, come è già stato felicemente sperimentato in altri Paesi europei, si dovrebbero ripensare in modo più libero e interscambiabile i ruoli genitoriali all’interno della famiglia, in modo che tutto il peso (con le responsabilità, ma anche, diciamo così, le “colpe”) non sia schiacciato unicamente sulla parte femminile. Sempre secondo Perina e Mosca, sostanzialmente in Italia ha fallito il concetto di welfare non legato al lavoro.

    Così come hanno fallito i sindacati che non hanno permetto una maggiore flessibilità di orari nei contratti di lavoro. La via d’uscita? Per le due autrici, si baserebbe su concetti quali: valorizzazione di talenti, attenzione agli obiettivi e incentivi al merito e alla qualità del lavoro, più che sulla quantità. Possibile? E voi, care mamme lavoratrici, come la vedete? Quale sarebbe la vostra ricetta?