Lego lancia la linea per bambine, mattoncini rosa e accessori femminili. E scoppia la polemica…

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    Lego per bambine

    Mattoncini Lego, un classico per l’infanzia, decisamente uno dei giochi più stimolanti e divertenti che siano mai stati ideati. Montare, smontare, costruire… niente di più utile per aiutare i bambini fin dalla più tenera età a usare l’immaginazione e la creatività e contemporaneamente imparare a usare le loro manine in modo costruttivo. Una delle qualità a mio modesto avviso migliori delle “mitiche”costruzioni Lego, oltre all’incredibile versatilità, era il loro essere assolutamente unisex, e, dirò di più, trasversali anche dal punto di vista dell’età (non a caso, io ci giocavo con mio padre!).

    Ma come vi suonerebbe, invece, distinguere i Lego “per genere”? Ebbene, sappiate che la geniale idea è proprio venuta recentissimamente (e davvero non si sa bene perché proprio ora), ai creativi del colosso dei giocattoli, che hanno appena immesso sul mercato una intera linea per bambine, chiamata: “Lego Friends”. Ove le “friends” sono cinque amiche (Mia, Emma, Stephanie, Olivia e Andrea) che le bambine possono far “muovere” in uno mondo tutto dominato dai toni del rosa confetto (dei mattoncini), in cui gli edifici a loro destinati, che sorgono nell’immaginaria città di Heartlake City, sono un coffee shop e un (udite udite) salone di bellezza.

    E poi una profusione di accessori in tema, tutti molto fashion e tutti molto pink. Qualcuno si è scordato, evidentemente, di avvisare la Lego che ci aveva già pensato la Mattel a fare (molto prima, e molto meglio) una bambola, chiamata Barbie, con tutto il suo mondo annesso, solo ed esclusivamente destinata alle bimbe. Ma come, l’illuminata Danimarca, quella che in tempi non sospetti già presentava una società parificata, con ruoli interscambiabili tra uomo e donna, e tra padri e madri, ora permette alla sua più celebre azienda produttrice di giocattoli, di fare un salto indietro di questo tipo?

    Il brand sostiene che sebbene le confezioni classiche di mattoncini siano sostanzialmente “asessuate”, in realtà in pratica ci avrebbero sempre giocato di più i maschietti delle femminucce, per questo motivo, per questioni di marketing e di target da raggiungere, la Lego avrebbe progettato la linea solo per bimbe. “Vogliamo offrire esperienze di gioco anche al restante 50% dei bambini di tutto il mondo”, ha trionfalmente annunciato il presidente della Lego Jørgen Vig Knusdorp.

    Naturalmente le polemiche non si sono fatte attendere, associazioni femministe, associazioni di genitori, gruppi su Internet che promuovono petizioni on-line, tutti contro le “cinque amiche” e il loro magico microcosmo rosa. Che vogliamo commentare? Non nutro dubbi sul successo commerciale dell’operazione, quello che mi disturba è il “crollo del mito”. Ho amato i mattoncini Lego quanto le mie Barbie, per motivi assolutamente diversi e complementari, e ora mi domando: a quando il Monopoly rosa, con via Montenapoleone al posto di Parco della Vittoria, e un Centro Benessere al posto della Società Acqua potabile?