Le radiazioni in gravidanza: sono pericolose?

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    Radiazioni gravidanza

    Le radiazioni in gravidanza sono da considerare pericolose, sempre e comunque, e da bandire senza possibilità? Non proprio. O, meglio, i rischi esistono, ma non sono limitanti come molte donne pensano. Innanzitutto, non tutte le radiazioni sono uguali, così come non tutti i periodi di gestazione, e i conseguenti pericoli connessi all’esposizione alle radiazioni non sono sempre gli stessi. Ecco qualche dato e qualche informazione utile per saperne di più.

    Niente allarmismi, ma più informazione e dati certi: quando si tratta delle radiazioni in gravidanza e dei rischi connessi è un esigenza. Oltre alla premessa d’obbligo che i pericoli da radiazioni, quando c’è il pancione, variano in base a diversi fattori, ma soprattutto in base al periodo di gestazione e alla dose di radiazioni assorbite, sono necessarie altre precisazioni. Come capita per altri aspetti, anche in questo caso, il periodo di gravidanza da considerare maggiormente pericoloso è il primo trimestre, durante il quale avviene l’organogenesi, cioè la formazione degli organi del feto. La percentuale di rischio, così come le possibili conseguenze negative si riducono e ridimensionano progressivamente nell’arco delle successive settimane, fino a raggiungere le soglie minime durante l’ultimo trimestre.

    Tutta questione di tempi e dosi, quindi. In particolare, in base al primo aspetto da considerare, secondo l’International Commission on Radiological Protection, nelle prime due settimane dal concepimento il pericolo maggiore dell’esposizione alle radiazioni si chiama aborto. Dalla seconda all’ottava settimana si rischia la comparsa di malformazioni del feto e di ritardo della crescita. Dall’ottava alla quindicesima settimana il pericolo più grave è il ritardo mentale.

    Rischi possibili, scadenzati in base al tempo, ma per completare il quadro mancano i dati relativi alle dosi. Infatti, è necessario sottolineare che i pericoli indicati, divisi per settimane di gestazione, sono collegati all’esposizione a quantità importanti di radiazioni. Per intenderci, non bastano le radiazioni emesse nel corso di un normale esame radiografico di tipo diagnostico, anzi: la portata di radiazioni necessaria è pari a dieci o cento volte tali emissioni.

    Quindi, prima di rifiutare categoricamente un esame radiologico strettamente necessario durante i nove mesi per il timore di nuocere al nascituro, meglio valutare attentamente la situazione con il proprio medico e mettere sulla bilancia i pro e i contro.