Le poesie per bambini sull’estate

Le poesie per bambini sull’estate
da in Bambini, Estate con i bambini, Maestre, Poesie per bambini
Ultimo aggiornamento:

    poesie estate 2012 bambini

    Ormai ci siamo: molti di voi saranno già partiti per le vacanze e i bambini finalmente possono godersi dei bellissimi mesi di riposo e di giochi al mare o in montagna. Per celebrare questo periodo atteso per mesi, vi vogliamo proporre le più belle poesie dedicate alla stagione più festosa e giocosa dell’anno. Il mare, i giochi ma anche il colore del grano: i bambini in estate possono finalmente correre e giocare liberi senza l’impegno della scuola e dei doveri di tutti i giorni!

    Filastrocca vola e va
    del bambino rimasto in città.
    Chi va al mare ha vita serena
    e fa castelli con la rena,
    chi va ai monti fa le scalate
    e prende la doccia delle cascate..
    E chi quattrini non ne ha?
    Solo resta in città:
    si sdraia al sole sul marciapiede,
    se non c’è un vigile che lo vede,
    e i suoi battelli sottomarini
    fanno vela nei tombini.
    Quando divento Presidente
    faccio un decreto a tutta la gente:
    - Ordinanza numero uno:
    in città non resta nessuno;
    ordinanza che viene poi,
    tutti al mare, paghiamo noi;
    inoltre le Alpi e gli Appennini
    sono donati a tutti i bambini.
    Chi non rispetta il decreto
    va in prigione difilato.

    Delle quattro stagioni dell’anno
    l’estate è la più chiara e la più
    ardente, fa maturare i frutti
    e sparge risa e luce.
    Com’è bello, discendendo al fiume,
    fermarsi sopra l’acqua,
    per ascoltare in lontananza il cuculo,
    per vedere la giovane luna.

    Il contadin che tanto ha faticato
    guarda il grano che indora.
    Già si coglie la ciliegia che il sole
    ha maturato.

    Strillano le cicale tra le foglie,
    giocano i bimbi dopo aver studiato.
    Chi bene seminò ora raccogle
    dice il capoccia, e già pronto
    al lavoro
    pensa a mietere le belle spighe d’oro.

    Ricordi quel grano nel solco,
    quel giorno, piccino cosi,
    caduto di mano al bifolco
    (che inverno!) e di gel non morì?
    Ricordi quel piccolo stelo
    d’un verde lucente, che in campo
    tremava d’un tuono, d’un lampo,
    fidando soltanto nel cielo?
    Ricordi la spiga ancor molle,
    piegata sul campo cresciuto?
    Il giorno, bambino, è venuto
    che l’uomo la tolga alle zolle.
    Di giugno si miete. Ciascuno
    raccolga nel campo, perché
    un poco più bianco o più bruno,
    ciascuno abbia un pane per sé.

    Che cosa c’è rimasto
    di questa lunga estate?
    Un mazzo di bellissime
    cartoline illustrate
    con il porto, il moletto,
    la pineta, il laghetto,
    un pugno di conchiglie,
    uno zoccolo rotto,
    un sasso levigato
    che l’acqua ha modellato
    tante foto ricordo
    con i monti alle spalle
    e le casette alpestri
    serene nella valle;
    granelli di sabbia in fondo
    alla borsa del mare
    e una macchia di more
    che non si può lavare.

    565

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN BambiniEstate con i bambiniMaestrePoesie per bambini

    Speciale Pasqua

     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI