Le poesie per bambini sull’estate

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    poesie estate 2012 bambini

    Ormai ci siamo: molti di voi saranno già partiti per le vacanze e i bambini finalmente possono godersi dei bellissimi mesi di riposo e di giochi al mare o in montagna. Per celebrare questo periodo atteso per mesi, vi vogliamo proporre le più belle poesie dedicate alla stagione più festosa e giocosa dell’anno. Il mare, i giochi ma anche il colore del grano: i bambini in estate possono finalmente correre e giocare liberi senza l’impegno della scuola e dei doveri di tutti i giorni!

    Vacanze per tutti di Gianni Rodari

    Filastrocca vola e va

    del bambino rimasto in città.

    Chi va al mare ha vita serena

    e fa castelli con la rena,

    chi va ai monti fa le scalate

    e prende la doccia delle cascate..

    E chi quattrini non ne ha?

    Solo resta in città:

    si sdraia al sole sul marciapiede,

    se non c’è un vigile che lo vede,

    e i suoi battelli sottomarini

    fanno vela nei tombini.

    Quando divento Presidente

    faccio un decreto a tutta la gente:

    - Ordinanza numero uno:

    in città non resta nessuno;

    ordinanza che viene poi,

    tutti al mare, paghiamo noi;

    inoltre le Alpi e gli Appennini

    sono donati a tutti i bambini.

    Chi non rispetta il decreto

    va in prigione difilato.

    Estate chiara e ardente di Nikolay Aseev

    Delle quattro stagioni dell’anno

    l’estate è la più chiara e la più

    ardente, fa maturare i frutti

    e sparge risa e luce.

    Com’è bello, discendendo al fiume,

    fermarsi sopra l’acqua,

    per ascoltare in lontananza il cuculo,

    per vedere la giovane luna.

    Estate di Marino Moretti

    Il contadin che tanto ha faticato

    guarda il grano che indora.

    Già si coglie la ciliegia che il sole

    ha maturato.

    Strillano le cicale tra le foglie,

    giocano i bimbi dopo aver studiato.

    Chi bene seminò ora raccogle

    dice il capoccia, e già pronto

    al lavoro

    pensa a mietere le belle spighe d’oro.

    Si miete di Renzo Pezzani

    Ricordi quel grano nel solco,

    quel giorno, piccino cosi,

    caduto di mano al bifolco

    (che inverno!) e di gel non morì?

    Ricordi quel piccolo stelo

    d’un verde lucente, che in campo

    tremava d’un tuono, d’un lampo,

    fidando soltanto nel cielo?

    Ricordi la spiga ancor molle,

    piegata sul campo cresciuto?

    Il giorno, bambino, è venuto

    che l’uomo la tolga alle zolle.

    Di giugno si miete. Ciascuno

    raccolga nel campo, perché

    un poco più bianco o più bruno,

    ciascuno abbia un pane per sé.

    Estate di Noemi Vicini

    Che cosa c’è rimasto

    di questa lunga estate?

    Un mazzo di bellissime

    cartoline illustrate

    con il porto, il moletto,

    la pineta, il laghetto,

    un pugno di conchiglie,

    uno zoccolo rotto,

    un sasso levigato

    che l’acqua ha modellato

    tante foto ricordo

    con i monti alle spalle

    e le casette alpestri

    serene nella valle;

    granelli di sabbia in fondo

    alla borsa del mare

    e una macchia di more

    che non si può lavare.