Le mamme si dimettono per seguire i figli: è colpa degli asili nido

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    mamma che lavora

    Sono sempre di più le donne costrette a rinunciare al lavoro per badare ai loro bambini. Il motivo? Gli orari e le sedi di lavoro poco flessibili con gli asili che hanno rette assolutamente spropositate che le famiglie, complice anche la crisi economica, non riescono più a pagare. La situazione, paradossalmente, sta precipitando anche in Emilia Romagna, regione che da sempre ha il vanto di avere una rete di asili e scuole dell’infanzia che funziona a meraviglia. Cosa sta succedendo allora? Perché le neo mamme sono costrette a rinunciare al loro lavoro per badare ai figli?

    Il caso dell’Emilia Romagna

    L’Agenzia Dire ha voluto sottolineare come, in Emilia Romagna nel 2012, 1.811 lavoratrici appena diventate mamme si siano dovute licenziare. Il motivo è sempre lo stesso: l’impossibilità di conciliare, soprattutto finanziariamente, la vita di mamma con quella di dipendente. Le donne che decidono di lasciare il lavoro hanno in media tra i 26 e i 45 anni e ben 393 (il 21% circa) di loro hanno deciso il licenziamento per il “mancato accoglimento al nido”. Quando nelle strutture convenzionate il posto non c’è si deve ricorrere alle strutture private, che hanno però costi assolutamente insostenibili per la maggior parte delle famiglie. “Vuol dire che, quando ci si presenta al nido, qualcuno ci dice che non c’è posto per nostro figlio”, dice Rosa Amorevole, consigliera di parità per l’Emilia-Romagna. Le altre 213 hanno dichiarato di aver lasciato il lavoro per la mancanza di parenti che le potessero aiutare e 121 perché non hanno avuto il part-time. “Sono numeri preoccupanti, al primo posto tra i motivi di dimissione c’è quello dei servizi che non riescono più a coprire le necessità delle donne. Servizi che sono stati pensati con orari antichi, quando ancora le masse andavano in fabbrica o avevano orari da ufficio”, dice Amorevole.

    Il problema degli asili in Italia

    Ma quello dell’Emilia Romagna non è un caso isolato. Vi basti pensare alla Lombardia dove ogni anno circa 5000 donne sono costrette a lasciare il lavoro entro il primo anno di vita di un figlio. Pensate però che il 90 % delle mamme che abbandonano il lavoro sarebbero disposte a non farlo se l’azienda concedesse orari più flessibili e incentivi per gli asili. Ecco quanto emerge da un sondaggio di Regus, fornitore di soluzioni flessibili per uffici e sedi lavorative. “Considerando la tendenza globale verso modelli di lavoro più flessibili – dice Mauro Mordini, direttore generale di Regus in Italia – la ricerca evidenzia la necessità urgente di attuare un cambiamento nei metodi di lavoro in particolar modo per le neo-mamme, il cui contributo allo sviluppo aziendale ed economico sarebbe altrimenti compromesso. I vantaggi di un reintegro delle donne dopo la maternità sono tanti: possibilità di accedere a risorse qualificate ed esperte, minore turnover del personale ed una maggiore produttività”. Inoltre un incremento delle reti di asili pubblici e di scuole dell’infanzia sarebbe auspicabile, dato che nel nostro Paese il lavoro dovrebbe essere un dovere ma anche un diritto di tutti i cittadini.