Le filastrocche per bambini che iniziano con la lettera “M”

Le filastrocche per bambini che iniziano con la lettera “M”

    filastrocche bambine

    Oggi torna la nostra rubrica dedicata alle filastrocche per bambini. E per voi ci sono tre favolosi testi che iniziano con la “m”. Ho saltato tutte quelle che parlano della mamma, perché sul sito ne trovate già molte. La prima è dedicata a un cavalluccio che di non fa “Marino”, la seconda è il classico ritornello dei bambini per fare pace, infine, la terza “Mi dicon monelluccia” è dedicata a tutte le bambine vivaci. Divertitevi a leggerle con i vostri figli: potrebbe essere anche un modo per passare il tempo a casa nelle ore più calde.

    Marino, il cavalluccio


    Trotta trotta cavalluccio,
    che di nome fai Marino…
    Porti in groppa un bel bambino
    che ti guida con il ciuccio.
    Fino al mare arriverete,
    e il tesoro troverete
    dei pirati in una grotta…
    Cavalluccio trotta trotta…

    Mignolino, mignoletto

    Mignolino, mignoletto
    fa la pace con l’angioletto,
    fa la pace con Gesù:
    non litigheremo mai più!

    Mi dicon monelluccia


    Mi dicon monelluccia, cattivella, sgarbata,
    invece aimè non son che sfortunata!
    Tutto si mette male, tutto mi va al contrario:
    disgrazie d’ogni sorta son sul mio calendario.
    “Via” dice la mamma, “fai per bene il dovere
    che ti porto a passeggio!”. Io esulto di piacere.
    Mi siedo a tavolino, con impegno e con voglia,
    scrivo pensosa e attenta che è una meraviglia.
    Poi presento alla mamma la scritta paginetta
    ben felice e sicura del premio che mi aspetta.
    Ma che mi canzonate!!! Un diluvio di errori,
    strafalcioni dei più grossi, ad un tratto saltan fuori.
    Vi si legge che l’asino l’ho messo in una stella
    e mille stalle brillano in una notte bella.
    Invece di un cavolo è cresciuto nell’orto
    un cavallo verdissimo. Cose da restar morti!!!
    “Ricopia tutto!” Mi ordina la mamma disgustata,
    “poi a letto digiuna, altro che passeggiata!!!”.
    Un giorno mi vestirono con un abito elegante,
    candido più che neve, nuovo e brillante.
    Io me ne andavo col babbo tutta raggiante in viso,
    la gente mi guardava col più lieto sorriso.
    Ma ecco un soffio di vento, brusco e dispettoso,
    mi prende il cappellino e lo butta nel terreno fangoso.

    Io mi stacco dal babbo e stendo la manina per prenderlo,
    ma una folata di vento me lo porta lontano.
    Io corro, corro, incespico e cado nel pantano.
    Addio vestito candido. Oh disgraziata me!!!
    Torno a casa piccina, piccina…
    Monta in furia la mamma, ella più non ragiona:
    “Ti vestirò di balla!” Grida: “Strafalciona!”.
    Un giorno mi dice la mamma:
    “Guarda che l’uccellino ha vuoto il beccatoio!
    Ha vuoto il beverino, dagli il panico e l’acqua!”
    Io non me lo fo ridire ed apro lo sportello.
    Non l’avessi mai fatto… Se ne fugge l’uccello
    per il vasto salone, ora in alto, ora in basso alfin si posa
    su un vaso color di rosa.
    Io per prenderlo, metto la mano in fallo,
    rovescio quel vaso e un altro di cristallo.
    La mamma al di fuori a quel po’, po’ di chiasso,
    spalanca la porta e l’uccellino
    vola nel cielo azzurrino.
    Per quel giorno mi chiusero in cantina
    a pane e acqua, con la botte vicina.
    Pensai di baloccarmi e lo zipolo girai,
    il vino a ondate usciva e invano
    con la mano serravo e gridavo, gridavo.
    Tutti di casa accorsero e il mio destino fu scritto!
    Da quel giorno mi chiusero in un collegio convitto.

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