Lavoro amaro per le mamme italiane, dopo la maternità disoccupata una donna su 7

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    Disoccupazione dopo maternita

    L’allarme è del “Centro Donna” della Cgil Lombardia, ma le mamme lavoratrici italiane, tutte, dopo la maternità , vedono ridursi drasticamente le loro possibilità di riprendere il lavoro o trovarne uno nuovo. Purtroppo, e se ne parla quotidianamente, causa crisi sistemica del mercato del lavoro in Italia (con livelli di disoccupazione e contratti di lavoro indegni ai massimi storici) , tagli effettuati con l’accetta e un welfare ormai inesistente che non prevede nessun aiuto per le madri e per le famiglie, è soprattutto la parte femminile dei lavoratori italiani a dover patire maggiormente.

    E di queste, le “peggio messe” sono, ahimé, proprio le mamme, che di lavorare, e guadagnare, avrebbero proprio più necessità. Secondo Maria Costa del “Centro Donna” della Cgil di Milano: “Fra il 2008 e il 2009 la quota di mamme dimissionarie, dopo la maternità, era diminuita. Nel 2010, invece, i numeri si sono alzati di nuovo. Soprattutto a causa della crisi”.

    Il problema è ampio, però, e non riguarda certo solo la Lombardia (come sappiamo i dati della disoccupazione femminile in generale hanno raggiunto cifre davvero sconfortanti soprattutto nel Mezzogiorno), ma è proprio la perdita occupazionale della regione considerata il cuore economico dell’Italia che ci pone di fronte alla gravità della crisi e soprattutto a quanto si stia tornando indietro in termini di diritti acquisiti e tutela della maternità.

    Luigia Cassina, del coordinamento femminile della Cisl, mette lamenta che: “Con la crisi è cresciuta soprattutto la richiesta di personale full time. E’ come se per le aziende ci fosse un’equivalenza tra presenza del personale e produttività. Con il risultato che soluzioni moderne come flessibilità degli orari, part time e telelavoro scompaiono: siamo tornati indietro di 10 anni”.

    Purtroppo, in questo già desolante quadro, aumentano anche le denunce della neo mamme per mobbing, sono tante quelle “costrette” dalle aziende a chiedere le dimissioni, per non parlare dello scandalo dei contratti a termine, non rinnovati causa maternità. Una situazione insostenibile, che priva, in fin dei conti, le aziende di una forza lavoro spesso altamente specializzata, altrove (in Europa stessa) al contrario che da noi assolutamente tutelata e valorizzata.

    Concludo, amaramente, con le parole della Cassina, che così commenta i dati e lo stato attuale lavorativo delle madri italiane: “Il problema è culturale. E’ come se alle donne venisse detto: vuoi diventare madre? Bene, hai fatto la tua scelta di vita. E il lavoro non può più farne parte”.