La varicella in gravidanza è pericolosa? Sintomi, rischi e terapia

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    La varicella in gravidanza è pericolosa? Sintomi, rischi e terapia

    La varicella in gravidanza è pericolosa? Questa malattia infettiva molto diffusa nell’infanzia, provocata dal virus Zoster, può essere contratta durante i 9 mesi con conseguenze più o meno insidiose a seconda dei casi. In Italia, secondo recenti sondaggi, il 17% delle madri incinte trasmettono al feto la malattia, che sviluppa problemi nel 7,4% dei casi. Sebbene il passaggio del virus al feto non sia automatico, la varicella risulta più pericolosa se contratta nel primo trimestre e in prossimità del parto. Scopriamo perché, i sintomi, i rischi e la terapia consigliata.

    Sintomi e rischi

    Come premesso, se la varicella in gravidanza si presenta nel primo trimestre il pericolo è maggiore poiché in questo delicato periodo il feto si sta formando e la presenza del virus Zoster potrebbe provocare sintomi quali la sindrome da varicella congenita, cicatrici, atrofia muscolare, lesioni cerebrali e in alcuni rari casi persino l’aborto. Diversamente accade se si contrae la malattia nel secondo trimestre mentre nell’ultimo trimestre essa al massimo può provocare un’innocua varicella in utero. Il principale sintomo di quest’ultima è l’eventuale sviluppo nei primi anni di vita dell’Herpes Zoster.

    Il pericolo maggiore sussiste invece al momento del parto, durante il quale il bambino può venire in contatto diretto con il virus attraverso la placenta, contraendo una forma diffusa della malattia alquanto insidiosa. E’ bene specificare però che la contaminazione non avviene sempre e in alcuni casi si risolve con un’infezione di poco conto. Per quanto concerne la madre, i sintomi della varicella sono quelli tipici: incubazione, malattia caratterizzata da comparsa di vesciche pruriginose e febbre alta, guarigione con trasformazione delle vesciche in croste. Il virus però non viene eliminato totalmente, rimanendo nei gangli nervosi. In alcuni casi rarissimi può comportare complicanze pericolose per la madre: dall’encefalite alla polmonite fino a complicanze emorragiche.

    Terapia

    La prima regola è la prevenzione tenendo presente che una donna che ha già contratto la varicella nell’infanzia, una delle malattie più diffuse nei bambini, dovrebbe esserne immune, avendo sviluppato appositi anticorpi. In caso di incertezza è meglio eseguire un dosaggio delle immunoglobuline contro il virus VZV verso l’ottava settimana di gravidanza. Qualora non vi siano anticorpi gli esperti consigliano di eseguire il vaccino. Negli altri casi, ovvero se la madre ha già contratto la malattia, le terapie consigliate consistono nella somministrazione di immunoglobuline mirate sia per la madre che, se necessario, per il neonato.