La manovra di Ortolani, a cosa serve?

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    La manovra di Ortolani, a cosa serve? A identificare piccole anomalie nella formazione e nello sviluppo dell’anca nei neonati. Ma ecco qualche informazione più dettagliata su questa particolare manovra, eseguita dal pediatra nei primissimi mesi di vita del piccolo e che deve il suo nome quello dello specialista italiano che per primo la descrisse.

    Di cosa si tratta

    Niente di assurdo o di particolarmente complicato. La manovra di Ortolani rientra tra gli esami di routine che vanno effettuati nelle prime settimane e nei primissimi mesi di vita del neonato. Non servono strumenti o macchinari specifici, ma solo un medico, un pediatra che si in grado di eseguirla nel modo corretto.

    Questa manovra, tesa a indagare la conformazione corretta dell’anca del piccolo, va eseguita con il neonato in posizione supina, cioè con la panca rivolta verso l’alto, le ginocchia piegate e le anche flesse ad angolo retto. Il pediatra, afferrando le gambe del bimbo effettua due movimenti combinati, uno di abduzione e uno di rotazione esterna delle cosce.

    A cosa serve

    Si tratta di un esame di routine, di un’indagine che serve al pediatra per capire se ci sono anomalie dell’anca, cioè l’articolazione fondamentale per collegare il femore al bacino, anche grazie a una struttura particolare, l’acetabolo. Se, in particolare, è presente una lussazione della stessa: se l’acetabolo non è formato come dovrebbe – e non assolve le sue funzioni – il femore non si colloca alla perfezione nella sua cavità e non è stabile. In questa eventualità, dopo aver eseguito la manovra di Ortolani, il pediatra avverte una caratteristica sensazione di scatto dell’articolazione. Servono, invece, altri esami per diagnosticare anomalie più complesse, come la displasia dell’anca del piccolo.