La mamma la partorisce in coma dopo incidente, e ora bimba è in fin di vita e senza nome

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    Bimba senza nome

    Una bimba senza un nome e una mamma in coma che non sa di averla partorita. E tra le due, un padre che aspetta, che spera di poter rientrare a casa con tutte e due le sue “donne”, e un fratellino con una gamba fratturata che vorrebbe poter conoscere la sua sorellina, e riabbracciare la sua mamma. Una storia strappalacrime, ma purtroppo tutta vera, che speriamo si possa concludere con un happy end. Il dramma di questa famiglia di origine macedone che abita da anni in Italia, scoppia lunedì mattina, a Incisa nei pressi di Firenze, quando Sheida, una mamma di 33 anni in dolce attesa e il suo primogenito di 5 anni Betim vengono travolti sul ciglio della strada da una Lancia Delta e finiscono entrambi all’ospedale, ma non lo stesso.

    Mentre Betim viene ricoverato al Meyer di Firenze con “solo” una gamba rotta, Sheida finisce a Careggi, dove partorisce con un cesareo d’urgenza la bimba che porta in grembo, senza neppure rendersene contro, perché entra ed esce dal coma, e nei pochi momenti di lucidità domanda solo di Betim, troppo presto, ancora, per dirle della neonata. La piccola, ovviamente prematura, viene trasferita in terapia intensiva neonatale al Meyer, e dovrà a breve subire un intervento alla testa, anche se i medici cercano di guadagnare tempo affinché il corpicino si fortifichi prima di finire sotto i ferri.

    Il padre Besim corre da un ospedale all’altro, e risponde alle domande dei cronisti manifestando tutto il dolore che un padre e un marito possono provare in simili, concitati momenti, ma anche il ringraziamento per il lavoro dei medici, che in queste ore stanno cercando di salvare sia la mamma che la bambina. E parla della sua figlioletta appena nata, senza un nome: “E’ lì in quella stanza – dice riferendosi al reparto del Meyer – Senza nome, è vero.

    Quello lo vuole decidere mia moglie e io voglio aspettare lei. Ieri (lunedì n.d.r.) le ho fatto tre nomi e lei con la testa aveva detto sì, ma voglio aspettare. Il nome ora non è importante adesso, l’importante è che quella testolina guarisca… “. Facciamo di cuore i nostri migliori auguri a questa famiglia, a Sheida, a Besim, a Betim e alla piccola senza nome, e speriamo che, come cautamente auspicano i medici – “bravissimi”, come dice il papà - sia la madre che la figlia possano tornare a casa al più presto, sane e salve.