La malattia dei bambini in bolla, l’adenosina deaminasi

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    La malattia dei bambini in bolla, l’adenosina deaminasi

    Scopriamo cos’è la malattia dei bambini in bolla o adenosina deaminasi, un’immunodeficienza grave dovuta a diverse mutazioni che viene detta “in bolla”a causa delle condizioni di vita dei bambini affetti, costretti a vivere in ambienti sterili e iper-isolati. Il problema dell’Ada-Scid è che il sistema immunitario risulta compromesso in maniera grave e può manifestarsi già nelle prime settimane di vita, rendendo il bambino indifeso da potenziali attacchi infettivi. Questa patologia fa sì che anche batteri e virus innocui si trasformino in nemici letali. Le zone più colpite sono le vie respiratorie, perlomeno all’inizio, e un’assenza di cure può addirittura portare alla morte nel giro di pochi anni. In alcuni casi può manifestarsi tardivamente, ovvero dopo i 6 mesi di età, di solito in forma meno grave rispetto ai bambini che ne sono affetti in fase prenatale. Scopriamo cos’è, i sintomi e come riconoscerla.

    Cause

    L’Ada-Scid, malattia immunitaria molto rara, è dovuta a un gene alterato ereditato da entrambi i genitori, che interrompe la produzione dell’adenosina deaminasi, ADa, l’enzima da cui deriva il nome della patologia, fondamentale affinché i linfociti maturino. Senza ADa, l’organismo non riesce a contrastare la tossina chiamata deossiadenosina, il cui accumulo distrugge i linfociti preposti a combattere contro eventuali infezioni. Queste alterazioni del gene sono di varia tipologia ma più spesso si presentano puntiformi e si presentano sul cromosoma 20 nella regione q13. In questi casi l’immunodeficienza si presenta da subito mentre in altre forme di mutazione, può manifestarsi più tardi.

    Conseguenze e sintomi

    Il problema dell’adenosina è che costringe i bambini affetti all’isolamento in ambienti il più possibile sterili. Questo per evitare che entrino in contatto con batteri e virus potenzialmente letali, vista la debolezza estrema del loro sistema immunitario. Tutte le infezioni vanno trattate tempestivamente se si presentano, anche quelle apparentemente più lievi. Purtroppo questa patologia causa la morte entro qualche anno ma vi sono delle possibilità di guarigione tramite trapianto di midollo ossero e fornitura di ADA esogeno. La terapia genica al momento sembra la più affidabile. I sintomi dovuti al deficit di linfociti B e T includono infezioni di vario genere, comunque persistenti, causati come premesso da qualche agente patogeno, e compaiono nei primi sei mesi di vita. Talvolta questa malattia provoca anche ritardo nella crescita, perdita dell’udito, anomalie scheletriche di vario tipo, raramente alterazioni neurologiche, problemi ai reni. Altri sintomi non frequenti, tuttavia possibili, sono asma grave, aumento delle IgE, broncopneumopatia cronica. Sebbene a volte, in fase neonatale, non si presentino necessariamente diminuzioni di linfociti T e B, linfopenia, basse gamaglobuline, ipogammaglobulinemia, con il tempo possono manifestarsi. In rari casi, all’incirca nel 10-15% dei bambini, la malattia esordisce un po’ in ritardo, ovvero tra i 6 e i 24 mesi di età, in casi ancora più rari si manifesta tra i 4 anni e l’età adulta, ma si presenta in maniera meno grave rispetto alla forma prenatale, caratterizzata da un deterioramento immunologico progressivo.

    Diagnosi

    La diagnosi può essere fatta già in epoca prenatale grazie all’analisi dei livelli di ADA negli eritrociti fetali e nelle cellule amniotiche in cultura. A ciò si associa una diminuzione notevole dei linfociti T, B e NK, e talvolta un aumento dei livelli di dATP, una diminuzione dell’attività della S-adenosil-omocisteina-idrolasi negli eritrociti e un aumenti di deossiadenosina urinale.

    Cure

    Per quanto concerne le cure e le terapie, la migliore oggi in uso è il trapianto di midollo. Esso infatti permette di rimettere in salute il sistema immunitario, il problema maggiore consiste nel trovare donatori compatibili sebbene la terapia offra risultati molto positivi nella gran parte dei casi. Altra terapia alternativa l’iniezione di enzima Ada purificato di origine bovina, o anche umana grazie a processi di clonazione, unito a polietilenglicole. Questa iniezione blocca la degradazione dell’enzima normalizzando i parametri immunologici. Il problema in questo caso è che funziona solo per alcuni soggetti. Esiste poi la terapia genica che sembrerebbe la migliore al momento attuale. Essa permette di utilizzare pezzi di Dna come fossero farmaci per curare malattie ad ampio spettro, incluse quelle determinate da geni difettosi, che vengono rimpiazzati con geni sani. Questa terapia, sempre più utilizzata nell’ambito delle malattie rare, sembrerebbe garantire al paziente l’adeguata produzione di linfociti necessari a contrastare le infezioni. E questo per il resto della vita. Inoltre tramite la terapia genica non si corre il rischio di rigetto del trapianto e diminuisce anche il rischio di infezioni correlate all’immunosoppressione.