La figlia 16enne si rifiuta di abortire, e i genitori si rivolgono al Tribunale per costringerla

da , il

    16enne aborto Tribunale

    Lei ha 16 anni ed è incinta, vorrebbe tenere il suo bambino, ma i genitori, invece, ritengono che l’aborto sia la soluzione migliore per liberare la figlia da quello scomodo fardello, concepito, per di più, con un 18enne albanese che, a detta di mamma e papà, sarebbe “un violento”. Un delicato caso di coscienza e un dramma familiare che, a questo punto, divengono pubblici (ne senso di resi noti ai Media), perché i genitori della teenager decidono di rivolgersi direttamente al Tribunale di minori per “costringere” la ragazza a ricorrere all’aborto. Il tutto si svolge a Trento, dove la coppia di genitori, “separati, per una volta profondamente d’accordo, non ne vogliono sapere. Troppo giovane lei e troppo incerta la vita di lui”.

    Insomma, questo nipotino, non d’ha da far nascere. Ma come si fa a piegare la volontà di una giovane (innamorata), che invece non mostra nessuna paura di diventare una “teen mom”? Intanto la gravidanza procede, e allora i tempi si restringono, così mamma e papà vanno dal giudice e gli chiedono, in buona sostanza di “costringere” la loro figlia a rinunciare al bambino. Peccato che le cose non funzionino esattamente così.

    Fabio Biasi, il PM che ha seguito il caso, in realtà non può fare nulla, perché: “Non c’è spazio per la legge, non si può ordinare un aborto per sentenza”. Ma gli agguerriti genitori non demordono: “Se questo aborto non si dovesse fare – avanzano i due – allora, almeno, ci sia un provvedimento che ordina l’allontanamento dei due innamorati; non debbono più vedersi”. E ancora, in aggiunta: “Se questo bambino, nonostante tutto, nascerà, sia almeno impedito al padre di dargli il suo nome”.

    Come si può ben arguire, un caso che sembra uscito letteralmente fuori dalla cronaca di 50 anni fa, quando le giovani di buona famiglia che restavano malauguratamente incinta (magari perché si erano innamorato del “buono a nulla” di turno), venivano spedite per il tempo della gravidanza dalle suore, il loro bambino veniva dato in adozione e le giovani rientravano nell’alveo familiare come nulla fosse, mentre i genitori spargevano in giro la voce che avevano trascorso una lunga vacanza all’estero da “certi amici”.

    Insomma, cari genitori di Trento, solo un consiglio da parte di chi, come me, non conosce assolutamente tutti i particolari della vicenda ma si è limitata ad apprendere le scarne notizie dalla stampa: guardatevi, insieme con vostra figlia, il bellissimo film “Juno”, potrebbe illuminarvi sul da farsi. Auguri, comunque, affinché la decisione che prenderete (insieme) sia quella migliore per tutti.