La fecondazione assistita è vietata alle coppie con malattie genetiche

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    La fecondazione assistita ancora una volta fa discutere. Stavolta sono state le nuove Linee guida sulla Legge 40 a dare il via a un’ampia polemica perché non si prevede il ricorso a questa tecnica per le coppie con malattie genetiche (talassemia e fibrosi cistica). Si parla quindi di discriminazione. Ma non sono gli unici cambiamenti (o per alcuni non cambiamenti). È stato, infatti, eliminato l’obbligo di avere un unico e contemporaneo impianto di embrioni, comunque non superiori a tre. Inoltre, salta l’obbligo di trasferire in una biobanca gli embrioni abbandonati (“il trasporto è estremamente complesso e costoso”).

    Ma forse la cosa che più sta facendo discutere è il divieto al ricorso alla fecondazione assistita per i portatori di malattie genetiche. Severino Antinori, presidente della World Association of Reproductive Medicine (Warm), ha espresso la sua contrarietà in una nota: “Non viene recepita affatto la consolidata giurisprudenza determinata dalle decisioni dei Tribunali, come quelle di Salerno, Firenze e Bologna, che consentono anche alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche di accedere alla fecondazione assistita per effettuare diagnosi preimpianto sull’embrione. Tanti sono i passaggi delle nuove linee guida che ledono gravemente e palesemente i diritti delle coppie causando altresì un grosso spreco di denaro pubblico”.

    Tornando poi alla Biobanca, invece, gli embrioni resteranno nei centri di riferimento. Tenete conto che la Biobanca è costata mila euro e così non sarà utilizzata, mentre i centri (di conseguenza le Regioni) dovranno accollarsi i costi di conservazione. Per avere un’idea della dimensione del problema vi passo alcuni dati: in Italia esistono 3.415 embrioni crioconservati e abbandonati da 825 coppie.