La fecondazione assistita aumenta il rischio di malformazioni nel feto?

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    Fecondazione assistita

    Un tema molto controverso è quello che associa possibili malformazioni del feto con la fecondazione assistita. Ora arriva uno studio australiano a fare il punto sulla situazione. I risultati mostrano come, in effetti, un aumento sia presente ma si tratta di eventi che possono non dipendere dalla procedura di inseminazione. Si tratta di una questione che genera spesso angoscia nei genitori: tutte le coppie andrebbero informate che esiste un leggerissimo aumento del rischio di malformazioni nei i bambini concepiti con la procreazione assistita, ma che si tratta di una percentuale bassissima.

    In Italia la legge 40 obbliga le coppie che si sottopongono all’inseminazione a partecipare ad un counselling, in cui sono fornite tutte le informazioni su questi metodi, sulle percentuali di riuscita e sui potenziali rischi. Lo studio condotto in Australia e pubblicato sul The New England Journal of Medicine è stato guidato da Michael Davies, del Robinson Institute di Adelaide. Gli studiosi hanno consultato tutti i registri in cui erano conservati i dati di circa 300 mila nascite e delle interruzioni di gravidanza dal gennaio 1986 al dicembre 2002. Confrontando i dati, hanno così esaminato il numero di malformazioni del feto o nel bambino, incrociandole con le fecondazioni assistite.

    Secondo i dati in loro possesso è emerso che le possibilità di avere figlio con malformazioni congenite è maggiore per le coppie che si sono sottoposte alla fecondazione assistita. Le malformazioni, in media si verificano nell’8,3% dei casi, mentre nel 5,8% per i bambini concepiti naturalmente. Si tratta però di dati che variano in base alle metodologie utilizzate per la fecondazione in vitro: le malformazioni più evidenti sarebbero quelle che riguardano le paralisi cerebrali, anomalie cardiache, anomalie dell’apparato muscolo-scheletrico, gastroenterico o genito-urinario. Di contro la probabilità di sviluppare la sindrome di Down rimane invariata sia per le coppie che hanno concepito naturalmente sia per quelle che sono ricorse alla fecondazione assistita.

    Le probabilità più alte di sviluppare malformazioni vengono registrate con l’impiego di una particolare tecnica di fecondazione, ovvero l’Icsi, l’iniezione nella cellula uovo dello spermatozoo con un rischio del 9,9%. “In Italia, negli ultimi anni — dice Carlo Flamigni, uno dei primi medici a sperimentare le tecniche di fecondazione assistita nel nostro Paese — si è assistito a un vertiginoso aumento del ricorso all’Icsi, che non si giustifica solo con il numero dei casi di infertilità maschile. Ma l’Icsi è un tecnica delicata, da maneggiare con molta cura, e che andrebbe riservata solo ai casi in cui è davvero necessaria”.

    Correlata maggiormente alle malformazioni anche l’assunzione da parte della donna del farmaco per stimolare l’ovulazione, ovvero il clomifene citrato. “Anche da noi è un farmaco che spesso viene prescritto con una certa leggerezza dai ginecologi “per dare un aiutino” alle coppie, — dice Paolo Emanuele Levi Setti, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione e responsabile del Dipartimento di ginecologia e Medicina della riproduzione dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano — mentre andrebbe somministrato solo in caso di reale bisogno e sotto stretto controllo medico. Altrimenti può risultare pericoloso e controproducente”.

    Secondo lo studio australiano invece, il congelamento degli embrioni, vietato in Italia dalla legge 40, confermata da poco dalla Consulta, diminuirebbe sensibilmente il rischio di malattie e malformazioni, “probabilmente perché solo gli embrioni più sani sopravvivono alla conservazione al freddo”.

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