La depressione post parto colpisce anche i papà

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    La depressione post parto non tocca solo le mamme. Quella brutta sensazione di non essere all’altezza, di non riconoscere il bambino come proprio figlio, di vivere con il terrore che possa accadere qualcosa e soprattutto di non essere in grado di far fronte alle difficoltà, non è una cosa tipica solo delle mamme naturali che devono fare i conti con la depressione. Avere un bambino vuol dire assumersi un’enorme responsabilità ed essere disposti a rivoluzionare la propria vita pur di far spazio a un’altra piccola e preziosa persona. Possono essere schiacciati dal peso di questa situazione le mamme (anche quelle adottive) come i papà. A sostenerlo è la dottoressa Nicole Highet, Direttore del progetto “Beyond Blue” per lo studio della depressione.

    Purtroppo i papà, in questa specifica situazione, sono poco curati: diciamo che si tende un po’ a dimenticare che ad avere bisogno di aiuto non sono solo le madri, anche perché sono sempre più diffusi i padri che si occupano a tempo pieno dei loro bambini o che comunque stanno a casa, magari in cerca di lavoro. Insomma è tempo di essere più sensibili e di ascoltare maggiormente le necessità dei partner durante la gravidanza. Teniamo poi conto che questa malattia tocca il 10 percento dei papà in attesa. Secondo uno studio della East­ern Virginia Medical School, l’8,2 percento degli uomini soffre di questo disturbo e il picco scatta quando il bimbo ha tra i 3 e i 6 mesi (in questa fase un papà su 4 è depresso).

    Quali sono i padri più a rischio?

    Le donne sole, magari anche avanti con gli anni o con un partner poco attento, sono le madri maggiormente a rischio depressione. Quali sono i papà che corrono il pericolo di ammalarsi? Sicuramente gli uomini che vivono in povertà, corrono 1,5 volte in più il rischio di ammalarsi, si scende a 1,4 se hanno bisogno di una particolare assistenza sanitaria. Sono vulnerabili alla depressione i signori con madri depresse (5,75 percentuale) e lo sono più di tutti quelli disoccupati (+ 6,50 percento). Quest’ultimo dato fa paura ed è allarmante, perché in Italia è crescente il fenomeno della disoccupazione e sono numerosi i giovani precari. Purtroppo il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento, ma anche un modo per sentirsi utili e realizzati, se non nel ruolo professionale, almeno in quello familiare.

    Le conseguenze per i bambini

    Avere un genitore depresso o entrambi i genitori può segnare profondamente un bambino, che nel corso della vita potrebbe sviluppare sia problemi di salute sia problemi mentali. Il 6 percento dei piccoli è destinato ad avere difficoltà di relazione, ma c’è di più. Se i bambini (dai 5 ai 17 anni) abitano con un padre depresso hanno problemi emotivi nel 15 percento dei casi e la percentuale sale a 20 se a stare male è invece la madre e cala invece al 6 se entrambi i genitori sono in salute. Anna Oliverio Ferraris, ordinaria di psicologia dello sviluppo all’università La Sapienza di Roma, tempo fa si era dichiarata in questo modo sul tema: “Vedere un padre, che tradizionalmente mantiene la famiglia, depresso e sfiduciato genera un profondo senso di insicurezza nei figli, che dalla famiglia, finché sono piccoli, assumono la loro identità”.