La crisi dell’ottavo mese: di cosa si tratta?

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    La crisi dell’ottavo mese, di cosa si tratta? Sembra un gioco di parole, ma se mamma e papà possono, almeno secondo un luogo comune molto diffuso, andare incontro alla crisi del settimo anno, il piccolo può incorrere in quella dell’ottavo mese. Una crisi a pochi mesi dalla nascita? Sì, ma niente paura, non si tratta di nulla di particolarmente preoccupante, anzi. Ma cerchiamo di capirne di più.

    Anche se la parola crisi può far temere il peggio, quando si parla di crisi dell’ottavo mese nel bambino non è davvero il caso di lasciarsi cogliere da facili allarmismi. Infatti, la crisi dell’ottavo mese è una sorta di passaggio quasi obbligato, una fase normale della crescita cognitiva e relazionale del piccolo.

    Tutta questione di fasi di crescita quindi. E, in particolare, di presa di coscienza e di sviluppo del bambino. Sì, perché dopo i primissimi mesi di vita in cui il bimbo è una sorta di entità a sé stante rispetto al mondo esterno, è proprio tra il sesto e l’ottavo mese che comincia a prendere coscienza di sé, della realtà e delle persone che lo circondano. In questi mesi inizia a muovere, metaforicamente, i primi passi relazionali: percepisce gradualmente cose e persone diverse ed estranee a sé e alla mamma. Nuove consapevolezze, nuove scoperte e nuove relazioni che possono scatenare nel bimbo piccole paure e timori, emozioni e sentimenti che lo portano a chiudersi.

    Per questo motivo, l’ottavo mese potrebbe essere caratterizzato da pochi sorrisi, disturbi del sonno e irrequietezza. Ma si tratta solo di avere un po’ di pazienza, perché solitamente, dopo poche settimane la crisi viene archiviata senza strascichi.