La Barbie iraniana si chiama Fatima, il Governo la impone alle bambine per educarle

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    Fatima Barbie islamica

    Oggi vi parlo di una Barbie molto speciale, anzi, di una anti-Barbie: Fatima. Si tratta di una bambolina che non troverete in vendita nei nostri negozi di giocattoli, peraltro invasi dagli articoli di produzione cinese, ma solo ed esclusivamente in Iran, dove il Governo di questo grande e antichissimo Paese sta cercando di imporre (come gioco, ma soprattutto come modello) questa pupattola con fisionomia e abbigliamento tradizionali, alle bambine. Si tratta, ovviamente, di una vera e propria “guerra” culturale, combattuta a colpi di innocenti bamboline, tra Occidente e mondo islamico per educare le piccole iraniane a diventare delle perfette rappresentanti e custodi della tradizione islamica e mediorientale.

    Peccato che, però, le bambole Fatima, così come le precedenti Dora e Sara, studiate e appositamente lanciate sul mercato per proporre un modello alternativo a quello troppo occidentale e disinibito nei connotati, nel look e nelle caratteristiche del personaggio della amatissima Barbie, non incontrino lo stesso successo presso le piccole iraniane.

    Pensate che è tale la resistenza silenziosa che mamme e figlie oppongono a questo occultamento delle amate bambole della Mattel (50 anni portati alla grande), che in molti bazar e negozi di giocattoli i commercianti si limitano a nascondere le Barbie togliendole dagli scaffali più in vista (in modo da passare indenni ai controlli della polizia), ma vendendole ugualmente “sotto banco”. La caratteristica della stratificata e colta società iraniana, infatti, proprio perché vessata da un regime totalitario e miope, è quella di avere una sorta di “doppia vita”.

    Alla luce del sole sono tutti ligi alle severe regole, anche religiose, imposte dal Governo, ma dentro le case, vige una libertà molto più ampia, in buona sostanza simile a quella occidentale. Non stupisce, perciò, che le bimbe iraniane desiderino giocare con la Barbie, e che le loro mamme gliele comprino, in barba ai precetti ufficiali. Sapete, di recente la bellissima regina Rania di Giordania aveva espresso un pensiero che era anche un auspicio e, insieme, una convinzione profonda, ovvero che il mondo (inteso come umanità), sarebbe stato salvato dalle bambine, e dal loro globale accesso all’istruzione.

    Sono profondamente convinta di questo, e penso che alcune battaglie che possono apparirci minime, come ad esempio il diritto rivendicato dalle donne dell’Arabia Saudita di poter accedere alla patente e guidare la macchina, o delle bimbe iraniane di poter giocare con la Barbie (e non mi si venga a dire che anche questo è un modello artefatto di donna studiato per renderci schiave di una certa immagine stereotipata della femminilità, perché non attacca), siano semplicemente l’inizio di qualcosa di più profondo. Libere donne (e bambine) in libero stato, e forse il mondo diventerà un posto migliore.

    Dolcetto o scherzetto?