Il sonno dei bambini accorciato dalla tecnologia, in un secolo persi 73 minuti a notte

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    Sonno bambini sempre meno

    Il sonno dei bambini è importantissimo per la loro crescita corretta ed equilibrata, sia dal punto di vista fisico che intellettivo, eppure, in circa un secolo, si è ridotto di oltre un’ora, per la precisione di 73 minuti, e il trend parla di ulteriori diminuzioni negli anni a venire. Tutta colpa della tecnologia, sostengono tre studiose della Università dell’Australia del Sud (Adelaide), che si sono prese la briga di spulciare gli archivi medici con tutti i dati reperibili da un secolo a questa parte a proposito della durata e della qualità del sonno dei bambini. Dalla ricerca sono emersi 300 documenti, studiando i quali le ricercatrici sono giunte alla sintesi che abbiamo anticipato.

    Televisione, computer, cellulari… sono altrettanti responsabili di questo fenomeno che interessa infanzia e adolescenza praticamente ovunque nel mondo, anche se con dei distinguo. Ad esempio, i bambini e i teenagers (fino a 18 anni ) di Europa continentale, Stati Uniti e Canada dormono un po’ meno dei coetanei di Australia, Scandinavia e Gran Bretagna, ma nella media generale è emerso che se il sonno dei minori nel 1897 si protraeva per circa 10 ore e 21 minuti a notte, ora non supera nel 9 ore e 10.

    Ma andando a considerare dati e cifre più specifici, ci si accorge che nel 1933, ad esempio, se per un bambino di 5 anni era considerato giusto un sonno notturno di 12 ore, ora si pensa che 11 siano più che sufficienti. Naturalmente non sono solo i bambini a dormire di meno, anche gli adulti hanno un sonno più corto e anche meno profondo, perché sono troppi i fattori disturbanti, ma dormire troppo poco ha delle ripercussioni comunque peggiori sul fisico in crescita di un bimbo o di un adolescente.

    Le conseguenze vanno dall’umore che diventa intrattabile, ai problemi di apprendimento a scuola, fino ai disturbi del metabolismo che possono condurre anche all’obesità. Come si intuisce, un fattore da non sottovalutare. La ricerca australiana è stata pubblicata sulla rivista Pediatrics.