Il parto cesareo raddoppia il rischio obesità per i bambini

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    Il parto cesareo è sempre al centro di numerose polemiche. È preferito dalle mamme per far nascere i bambini e in Italia più del 30 percento dei bambini viene al mondo con il taglio: dati questi che si discostano troppo dalle indicazioni dell’Oms. Spesso le donne, preoccupate dei dolori del parto naturale, si dimenticano che il cesareo è un intervento e comporta delle complicazioni, in alcuni casi gravi. A questo si aggiunge il risultato di un nuovo e interessante studio: i “cesarini” hanno il doppio delle probabilità di sviluppare l’obesità.

    Il bambino è grasso? È colpa del cesareo

    A sostenere questa tesi è uno studio americano che ha cercato di analizzare il legame tra cesareo e obesità. Sono state intervistate più di 1.200 donne, alcune in sovrappeso. Prima di continuare con lo studio bisogna fare una piccola precisazione: molte donne che ricorrono al cesareo, negli Usa, sono già obese, ne consegue che hanno più possibilità di mettere al mondo a loro volta dei bambini con problemi di peso. Detto ciò, i ricercatori hanno tenuto in considerazione anche questo fattore e una volta depurati i dati, hanno notato che per i bimbi è più facile ritrovarsi obesi a 3 anni, se sono nati con il cesareo. Il motivo? Si sospetta che la causa sia una “contaminazione batterica”, che tende a essere diversa a seconda del tipo di parto.

    La contaminazione batterica del cesareo

    I bambini nati con il taglio cesareo, secondo gli autori dello studio, hanno più batteri Firmicutes, a scapito dei Bacteroides. Gli esperti sostengono che siano proprio questi Firmicutes a mettere a rischio obesità i piccoli, “modificando l’assorbimento dei nutrienti da parte dell’intestino e favorendo l’insulino-resistenza delle cellule”. Non è la prima volta che gli studiosi pongono l’accento sul microbioma, perché sembra essere molto importante per la salute delle persone. Ora la ricerca ha considerato l’esistenza di un microbioma personale, del feto all’interno dell’utero materno, non totalmente sterile. Sembrerebbe, infatti, che i batteri materni siano in grado di attraversare la placenta e colonizzare l’intestino del piccolo. La presenza, quindi, di un tipo di batterio o di un altro espone il bimbo a determinate malattie.

    Le allergie dipendono dal microbioma

    Come abbiamo accennato dal microbioma dipende la salute del bambino e sembrerebbe essere il responsabile anche dell’insorgere di alcune allergie. Secondo gli esperti, influenza lo sviluppo del sistema immunitario. Da uno studio dell’Università svedese di Goteborg i neonati con una prevalenza di Escherichia coli hanno più cellule B e quindi sono più predisposti allo sviluppo di allergie. Ma c’è di più, perché questi bambini hanno anche una flora batterica meno variata. Questo dimostra che la troppa pulizia (tipica dei Paesi sviluppati) non sempre è un bene: se da un lato ci protegge da alcune malattie, dall’altro non ci permette di sviluppare gli anticorpi per reagire a certi virus.

    Foto di publicdomainpictures.net