“Il grido di battaglia di una mamma tigre”: la risposta di una “mamma pecora”

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    Mamma pecora

    Vi ricordate il saggio di Amy Chua “Il grido di battaglia di una mamma tigre”, in cui si affermava che le madri cinesi (o meglio, orientali in genere) hanno messo a punto un metodo educativo decisamente migliore – il migliore in assoluto, a sentire la dott.ssa Chua – per crescere i figli? Un metodo che si basa su ferrea disciplina, pressoché inesistente spazio alla libertà individuale di bambini e adolescenti, poche coccole e tante regole da non trasgredire. Scopo: non (ovviamente) la felicità della prole, ma il conseguimento del successo, scolastico in primo luogo.

    I piccoli cinesi educati con il metodo feroce della mamma tigre, primeggiano in tutti i campi, dallo studio, alla musica, allo sport, proprio perché non vengono su “molli” e viziati come i bambini delle “mamme pecore”, ovvero, manco a dirlo, le madri occidentali e italiane in particolare. Questo saggio, come ricorderete, originò una divertente polemica a distanza, alimentata soprattutto da blog e social network, in cui moltissime mamme si sentirono tirate in ballo e spinte a sostenere l’una o l’altra posizione. Oggi vi voglio segnalare la “confessione”, ironica ma ben argomentata, di una “mamma pecora” (che si chiama Paola De Caro), la quale dal blog del Corriere – La 27ma Ora – spiega perché rivendica la sua attitudine morbida nei confronti dei figli.

    “ Posso tranquillamente essere annoverata tra le mamme irresponsabili che crescono i loro figli tentando di insegnare loro ad essere liberi, rispettosi dell’altro e felici, il che è possibile solo se si vive in armonia con gli altri”, afferma la De Caro, e poi prosegue spiegando perché dobbiamo smetterla di considerare i bimbi di oggi discoli e irrispettosi più che non in passato: “Permettetemi una domanda. Siamo davvero sicuri che i bambini di un tempo, quelli cresciuti negli anni 60-70-80, i bambini che eravamo noi insomma, fossero tanto meglio di questi?

    O non sarà che, piuttosto, siamo noi adulti a perdere la pazienza per poco, a vivere stressati e isterici (trasmettendo ai bambini stress ed isteria), a considerare troppo pesante la gestione dei piccoli, a non tollerare più che i nostri spazi e i nostri tempi siano ridotti e condivisi, e a non considerare più normale, come invece facevano i nostri genitori (ma anche i maestri, i vicini di casa, il portiere del palazzo, il panettiere in fondo alla via…) la vivacità, a volte anche sfrenata, dei bambini?”.

    Domanda quanto mai legittima e di assoluto buon senso, che condivido in pieno. Quanti “bambini terribili” abbiamo visto in azione, e magari lo siamo stati anche noi, quale che sia la nostra generazione? Concludo con le parole della nostra mamma-pecora-blogger , che vi inoltro, così da tener viva la discussione: “Per questo: lasciamo in pace i bambini, questi bambini. Guardiamoci allo specchio, e confessiamo le nostre debolezze ma anche le nostre paure e insofferenze, facciamolo se abbiamo figli e anche se non li abbiamo. E diciamocelo: noi eravamo anche peggio…”.