Il Giorno della Memoria spiegato ai bambini: chi era Anna Frank e perché la ricordiamo

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    Giorno della memoria Anna Frank

    Il 27 gennaio è la “Giornata della Memoria”, una data che anche i bambini devono imparare a conoscere e su cui non è mai troppo presto per cominciare a riflettere. Il 27 gennaio del 1945, ben prima che la Seconda Guerra mondiale si concludesse, i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz vennero abbattuti, e l’orrore che si scoprì allora, deve essere custodito nella memoria di tutti noi, e di chi verrà dopo di noi, affinché non accada mai più. Ebrei, zingari, omosessuali, nemici politici, uomini e donne, bambini… soprattutto bambini, pagarono un prezzo talmente alto per la follia e il fanatismo umano che il nostro debito nei loro confronti è solo uno, non dimenticarli.

    I bimbi, devono essere messi al riparo, logicamente, dalla conoscenza dei risvolti più crudi e impressionanti dell’Olocausto, ma per aiutarli nel percorso di conoscenza di ciò che avvenne durante il nazismo e il fascismo in modo molto semplice, noi ci avvaliamo di strumenti come poesie, film, documentari, ma specialmente del racconto di una storia vera, diventata il simbolo di quel genocidio immane: la storia di Anna Frank. Una ragazzina come tante, che proveniva da una famiglia amorevole e unita, che andava e scuola, leggeva, sognava il suo futuro, e nei cui panni per un bambino delle scuole elementari è facilissimo identificarsi.

    Ecco perché è importante leggere il suo “Diario”, conoscere il suo percorso umano, così ben descritto da lei stessa, i suoi pensieri, le sue paure e le sue speranze, spezzate in un modo assurdo e imperdonabile. Come tutti voi saprete, Anna Frank era una adolescente olandese di origine ebrea, che abitava con la sua famiglia ad Amsterdam. Durante la guerra, per sfuggire alla furia della persecuzione nazista, i Frank furono costretti a nascondersi in un appartamento segreto insieme ad un altro nucleo familiare.

    Siamo nel 1942, e Anna, il padre, la madre e la sorella Margot rimasero in clandestinità per due anni, fino all’agosto del 1944, quando le SS li scoprirono e deportarono. La famiglia venne divisa, e la dolce Anna morì di tifo nel campo di sterminio tedesco di Bergen Belsen, meno di un anno dopo. Solo il padre si salvò, e dobbiamo a lui la pubblicazione del preziosissimo diario della figlia, ritrovato nell’alloggio segreto dei Frank dopo la fine della guerra.

    Anna è l’innocenza calpestata, è la normalità contro la pazzia, la dolcezza contro l’abominio. Anna vince perché noi ricordiamo lei, esattamente come lei voleva essere ricordata, con queste parole: “ È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.