I voti a scuola sono inutili? Scopriamo perché

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    I voti a scuola sono inutili? Scopriamo perché

    I voti a scuola sono inutili? Se ne parla spesso negli ultimi tempi, complici nuovi metodi educativi contrari a questo tipo di valutazioni, e ora è uscito persino un provvedimento previsto dalla riforma 107, attivo a partire dal prossimo anno scolastico, attraverso il quale la pagella con voti numerici sarà abolita a favore delle lettere: A, B, C, D, E. Uno strumento di valutazione meno invasivo e limitante dei classici numeri da 1 a 10, perlomeno secondo quanto sostiene il Ministero dell’Istruzione. Ma scopriamo perché i voti a scuola sono inutili.

    Novità sui voti a scuola per l’anno scolastico 2016/2017

    La decisione di rimpiazzare i voti numerici con le lettere, nasce dalla volontà di rendere la valutazione meno limitante per i bambini. Le lettere, secondo il Ministero dell’Istruzione, sarebbero infatti più eque e atte ad assegnare un punteggio qualitativo più generico, in modo da evitare la classica ansia da votazione. A dire il vero non cambia molto perché, che si tratti di numeri o lettere, sempre di voti parliamo e il rischio di catalogazione in base al numero di A piuttosto che di E in pagella rimane il medesimo. Sebbene sia un lodevole tentativo di evitare le classificazioni degli studenti in base ai voti, sorge il dubbio che il problema si ripresenti comunque.

    Gli esperti in materia, dal canto loro, affermano che “la valutazione in lettere esprime il concetto di evoluzione delle competenze e delle conoscenze, mentre il voto fotografa in maniera statica una situazione“. Questo perché, spiegano, le medie calcolate sulla base dei numeri tengono conto di tutti i numeri dell’anno mentre quelle calcolate sulla base delle lettere, si basano sugli ultimi voti. Quindi un bambino che negli ultimi compiti prende parecchie “A”, in pagella otterrà “A” indipendentemente dagli “E” presi all’inizio dell’anno. Cosa che non accade con i numeri visto che un 3,4,5 vanno a fare media con eventuali 8,9,10 conseguiti successivamente. Altra novità in arrivo riguarda le bocciature che sono strettamente connesse al sistema dei voti. Probabilmente verranno abolite anche le bocciature alle elementari nell’ottica di promuovere un nuovo sistema di insegnamento volto a incoraggiare i bambini anziché giudicarli in maniera severa.

    Perché i voti non vanno bene

    Siamo cresciuti con i voti, ci hanno catalogato in base ai voti, ci hanno detto che i voti non sono giudizi sull’individuo ma alzi la mano chi, al contrario, li ha sempre percepiti come tali. Che si finisca nel clan dei secchioni o agli ultimi banchi tra gli scansafatiche, è il voto a fare la differenza. Purtroppo si tratta di un sistema educativo basato, da troppo tempo, sulla competizione che, in molti casi, anziché stimolare l’apprendimento, incita alla gara. Ed è questo, secondo i metodi educativi alternativi come quello Montessori e steineriano, l’errore più insidioso delle votazioni scolastiche. Il bambino studia per paura del voto basso, del rimprovero e del confronto con i compagni di classe, anziché motivato da un sano interesse.

    Il problema della scuola è che viene spesso vissuta come un carcere, un luogo di punizione, in cui si è sottoposti a insindacabili giudizi (i voti) che non lasciano scampo. E i bambini, in questo modo, anziché sentirsi accolti e motivati a individuare i propri talenti e le proprie attitudini autentiche, si ritrovano spenti, impauriti, fagocitati dalla competizione. Non si studia per il voto, si studia per imparare, ma purtroppo il sistema educativo delle scuole statali sembra promuovere un atteggiamento controproducente, che certo non stimola la voglia di imparare. Il voto in tale ottica, purtroppo, diventa una graduatoria degli studenti, come se essi fossero classificabili in base a sterili numeri, condizionati fra l’altro dalle famose preferenze. Il problema del voto è che, oltre a innescare la competizione, non quella sana ma morbosa, incentiva gli studenti allo studio per un fine scorretto. Inoltre considera nella valutazione solo l’aspetto accademico, escludendo altre abilità.

    Per non parlare della classica associazione: voto alto-intelligenza, che è una stupidaggine. Il fatto che un bambino sia più rapido nell’apprendere determinate cose è una qualità ma attenzione a non confonderla con altro. Senza contare che ogni bambino è a suo modo intelligente, basta riuscire a potenziare i suoi punti di forza, i suoi talenti innati che, è bene ricordarlo, appartengono a tutti noi. Ne parla in modo chiaro anche James Hillman ne “La Teoria della ghianda“, in cui afferma che ogni persona ha una propria vocazione, o anche più di una, e che individuarla è il primo passo verso la realizzazione. Non dovrebbe forse essere questo il compito principale dei professori? Aiutare i piccoli studenti a individuare i propri talenti anziché demotivarli a suon di rimproveri, a volte persino umiliazioni, e voti bassi? In definitiva, il voto non ci rappresenta ed è molto importante che i bambini non si sentano giudicati in base ai numeri attribuiti ai compiti in classe perché l’autostima ne risulta irrimediabilmente compromessa, sia in positivo che in negativo.