I gemelli interagiscono e giocano insieme già nell’utero materno

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    Gemelli

    Sapevamo da tempo che l’essere umano è un vero e proprio “animale sociale”, adatto a relazionarsi con il suo prossimo fin da bambino, filosofi antichi e grandi pensatori come Aristotele e Seneca ci hanno scritto interi trattati. Il problema era, però: quanto è innata questa tendenza all’aggregazione sociale e quanto, invece, è determinata dalle consuetudini, dall’educazione e dalla necessità? Ora, uno studio tutto italiano, ci svela una verità che avevamo sospettato da sempre: il neonato viene al mondo già attrezzato per la vita in comunità e ben disposto a socializzare.

    A quanto emerge da una ricerca condotta sulla vita intrauterina dei gemelli - gli unici che potevano fornire una risposta al quesito ancora prima del parto - il feto ha già una sua personalità socievole, indirizzata verso i suoi simili, un carattere innato di disponibilità ad interagire con il prossimo.

    “Tra la 14esima e la 18esima settimana di gestazione, infatti – come ci spiega il prof. Umberto Castiello del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, che ha guidato il team di ricerca – i piccoli si muovono molto, con movimenti diretti verso l’altro gemello che hanno caratteristiche diverse rispetto ai movimenti diretti verso la parete uterina e verso se stessi e, man mano che i feti crescono, tendono ad aumentare di frequenza“.

    L’osservazione del comportamento dei nascituri è stato possibile attraverso la tecnica dell’ecografia in 4D, e le coppie di gemelli monitorate sono state cinque. In pratica, potremmo dire che già nella pancia della mamma i due feti si “riconoscono” come simili e si cercano reciprocamente, costruendo già una sorta di relazione tra di loro.

    Insomma, fanno qualcosa di molto simile ad un gioco, e, se mi permettete, è una notizia talmente bella che quasi commuove. Lo studio è stato promosso dall’Università di Padova in collaborazione con il Centro di Scienze cognitive dell’Università di Torino, l’Istituto Pediatrico Burlo Garolfo di Trieste e il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma.