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I disturbi nell’identità di genere nei bambini: le cause e i sintomi

I disturbi nell’identità di genere nei bambini: le cause e i sintomi
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    I disturbi nell’identità di genere nei bambini: le cause e i sintomi

    Quali sono le cause e i sintomi dei disturbi nell’identità di genere nei bambini? Durante i primi tre anni di vita, i bambini definiscono quella che è la propria individualità, maschile, femminile o ambivalente. Talvolta, anche in età pediatrica, si è iniziato a parlare di disturbi dell’identità di genere, e riguarda tutti quei bambini, che si sentono intrappolati in un corpo sbagliato o figli di genitori sbagliati. Ma come si fa a capire se esiste effettivamente una confusione di genere nel bambino? Ecco alcuni fattori da tenere in considerazione.

    Le cause che possono scatenare nel bambino un disturbo nell’identità di genere sono:
    1. disturbo reattivo determinato da un evento traumatico come un abuso sessuale
    2. comorbilità psichiatrica, quando il bambino presenta altri disturbi della personalità
    3. patologia familiare, quando in famiglia c’è già un disturbo clinico e il DIG viene considerato di rilevanza secondaria
    4. tipologia di comportamento DIG, quando il comportamento del bambino può anche avere un solo sintomo di DIG, come ad esempio l’avversione per il proprio sesso o una forte identificazione con quello opposto.

    In ogni caso, prima di diagnosticare un disturbo dell’identità di genere nel bambino, è bene non drammatizzare e preoccuparsi in maniera eccessiva. Alcuni comportamenti nei bambini derivano dalla curiosità, come ad esempio la volontà di giocare con le bambole piuttosto che vestirsi da femminuccia. L’importante è che il genitore sappia imporre dei limiti quando necessario, facendo capire al piccolo che non può sempre fare ciò che vuole.

    È altrettanto vero poi, che è inutile assumere un atteggiamento fobico nei confronti di quelle attività che vengono solitamente riservate all’altro sesso, soprattutto nel caso dei figli maschi.

    Se il bambino dimostra di avere realmente una confusione di identità, come deve comportarsi un genitore? L’atteggiamento migliore è ovviamente quello di assecondare le sue esigenze, se realmente sentite. Purtroppo però, da quanto emerge dall’esperienza clinica con persone transessuali, le loro storie personali sono accomunate da un rapporto molto difficile con le famiglie. I padri soprattutto puniscono la scelta transessuale, obbligando il figlio ad allontanarsi di casa in età adulta.

    Proprio in relazione a questo, è preferibile assumere un atteggiamento educativo che non carichi di aspettative l’individuo, solo in merito al suo genere sessuale. Questo non farebbe altro che alimentare la confusione d’identità, provocando danni più o meno seri, soprattutto in età adolescenziale.

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