I bambini e “l’amico immaginario”, quando preoccuparsi?

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    Bambini amico immaginario

    Intorno ai 3 anni di età, i bambini hanno, spesso, un amico immaginario. Una figura (umana o animale) che ha un nome, delle caratteristiche ben precise, con cui il piccolo interagisce proprio come se fosse una persona in carne ed ossa. I genitori guardano affettuosamente a questa amicizia virtuale, che del resto è celebrata da tanta letteratura e che vediamo rappresentata anche in tanti film e telefilm di successo (Non ultima la bellissima serie Tutti Pazzi per Amore, in cui la piccola di casa, Nina, se ricordate aveva proprio l’amico immaginario Filippo). Tuttavia, se la cosa si protrae, comincia a subentrare un certo sgomento.

    Prima di preoccuparsi, però, le mamme e i papà devono capire per quale motivo il loro pargolo si sia creato questo amico invisibile. Si tratta di una elaborazione della mente immaginativa del bambino che, in un momento della crescita un pochino difficile (in genere coincide con il primo “abbandono del nido” per frequentare l’asilo) che serve a rassicurare il piccolo e a rendere meno travagliato l’inserimento nella cerchia dei coetanei, a volte fonte di frustrazione.

    Insomma, avere un amico sicuro e fidato che non ti abbandona, non ti prende in giro, ti segue qualunque cosa faccia, è proprio un semplice escamotage per sentirsi meno sotto pressione e comunque gratificati. Inoltre, nella figura dell’amico immaginario si trasferiscono quei tratti caratteriali che il bambino vorrebbe per sé (in tal caso l’amico è assolutamente ideale), o, al contrario, quelle caratteristiche sgradevoli che permettono al bimbo di sentirsi egli stesso il migliore di tutti.

    Ma come si devono rapportare i genitori con l’amico immaginario del proprio figlio? In modo molto naturale, senza, però, dargli eccessivamente peso. Insomma, non enfatizzate la presenza di questo terzo incomodo, ma neppure impedite al bambino di rivolgerglisi o di fare commenti su di lui.

    Importante, in questa fase, è invece cercare di far incontrare il proprio bimbo con altri coetanei, favorendo la nascita di amicizie “reali”, che faranno scomparire senza traumi l’amico di fantasia. Se, però, il piccolo non dovesse dar segno di voler abbandonare questa sua “creatura” e, anzi, dovesse anche manifestare una tendenza all’isolamento, allora forse sarebbe opportuno parlarne con uno specialista.