Gravidanza molare: cos’è, sintomi, cura

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    Gravidanza molare: cos’è, sintomi, cura

    La gravidanza molare si contraddistingue per il comportamento anomalo delle cellule della placenta quando l’uovo viene fecondato dallo sperma. Succede infatti che si formi una mola, ovvero una massa di cellule anomale, che si sviluppa nell’utero al posto del feto e che richiede un intervento chirurgico per poter essere rimossa. Si intuisce quindi che la gravidanza molare non porta alla nascita di alcun bambino. Scopriamo nello specifico cos’è, i sintomi e la cura.

    Cos’è e i sintomi

    Come premesso questo tipo di gravidanza, anche detta tumore trofoblastico o mola idatiforme, non determina la nascita di un bambino perché le cellule cosiddette trofoblastiche della placenta anziché fornire nutrimento al feto, formano una massa di cellule anomale detta mola. Essa dipende da un difetto della fecondazione. Ne esistono di due tipi, la gravidanza molare parziale e quella totale. La prima sussiste quando il feto c’è ma è anomalo a causa del materiale genetico che è sia della madre che del padre ma di quest’ultimo risulta doppio. Per questa ragione il feto è destinato a sopravvivere massimo 3 mesi. La gravidanza molare totale è caratterizzata dall’assenza del feto e dalla presenza della sola massa di cellule. Tra i sintomi più comuni il sanguinamento vaginale e il dolore pelvico sebbene il 40% dei casi sia asintomatico. La malattia viene di solito diagnosticata attraverso la prima ecografia ma per fortuna è piuttosto rara, difatti la si riscontra approssimativamente in circa 1/1.000 gravidanze e in 1/41 aborti in Europa. Può succedere raramente che la gravidanza molare prosegua fino al secondo trimestre provocando vomito, anemia, metrorragia.

    Cure

    La mola va rimossa chirurgicamente tramite raschiamento e dilatazione sebbene non si tratti di una massa cancerogena. L’operazione che viene eseguita da un ginecologo il prima possibile determina l’asportazione di una parte della parete uterina della paziente. Una volta eseguita l’operazione di solito non serve molto tempo per riprendersi e i rischi sono pochi e rappresentati quasi esclusivamente dalla ritenzione per aspirazione incompleta. Per questo è importante fare un controllo ecografico dopo 15 giorni dall’intervento. Ovviamente se viene rivelata qualche anomalia, l’operazione di pulizia deve essere eseguita una seconda volta in modo da rimuovere qualunque residuo.

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