Gravidanza e “voglie”: un mito da sfatare?

Quante sono le “bufale” che circolano sulla gravidanza? Tantissime! Le “voglie“, sono una di queste. Credenza popolare vorrebbe che il desiderio improvviso di cibi insoliti che coglie spesso le future mamme durante la dolce attesa, vada assolutamente assecondato. Diversamente la voglia di quello specifico alimento si “trasmetterebbe” al feto, imprimendosi sulla sua pelle. Addirittura, e vi posso assicurare che questo gesto l’ho visto fare con i miei occhi, si invitavano le donne incinte prese da “voglia” di fragola piuttosto che di cetriolini sott’aceto, e impossibilitate a soddisfarla, a toccarsi, diciamo così, il sedere.
In questo modo – sempre secondo il mito popolare – si riesce, almeno, a far comparire la tipica macchiolina sulla pelle del neonato in una zona dove “non batte il sole”. Ho messo tanti virgolettati perchè sono proprio queste le espressioni tipiche che, nelle conversazioni tra anziane e nonne che mi è capitato di ascoltare nell’infanzia, emergevano a proposito di questioni relative alla gravidanza. Ricordo che la cosa mi colpì molto a suo tempo, e mi ritenni alquanto fortunata, in quanto priva di “voglie” evidenti sul corpo, il che mi legittimava a pensare che o mia mamma non aveva avuto nessun desiderio culinario specifico, oppure era riuscita a soddisfarlo.
Beh, ragazze, inutile dire che non vi è nessun riscontro scientifico tra alimenti, desiderio e voglie sulla pelle! Ma la questione interessante è capire perchè questa “favola” si sia così radicata nell’immaginario collettivo popolare. Intanto una precisazione: le macchie cutanee tradizionalmente chiamati “voglie”, altro non sono che concentrazioni di melanina (quelle scure) o dilatazione di capillari (quelle rossastre o viola) e non c’entrano con l’alimentazione materna.
In secondo luogo, sappiamo che tra i sintomi della gravidanza, specie nei primi mesi, c’è anche l’alterazione di gusto e olfatto, che dipende dalle variazioni ormonali nel sangue, e che porta a rifiutare odori e sapori in precedenza molto graditi e, contemporaneamente, a ricercare o mescolare alimenti come prima non si sarebbe fatto. Ancora, dopo il 4°-5° mese di gestazione, la futura mamma osserva un aumento dell’appetito, conseguenza dello sviluppo del feto nel pancione, che richiede tante energie, e del fatto che la nausea si attenua. Ma è l’ultima considerazione, forse, quella da tenere più presente a proposito del “mito” della voglie materne.
Durante la dolce attesa, una donna è soggetta a tanti cambiamenti, sia fisici che psichici, diventa ipersensibile e particolarmente bisognosa d’affetto e di attenzioni. L’immagine del marito che, in piena notte, esce trafelato in mutande per procurare alla moglie incinta una porzione di gelato al pistacchio, oltre che proverbiale e divertente, forse sottende proprio questo. Assecondare le “voglie” non serve ad evitare le macchie cutanee al bambino, ma a rassicurare la mamma, e a farla sentire al centro dell’attenzione, curata e amata. Tutto sommato, non poi così sceme le nostre nonne…
Mer 16/02/2011 da Paola Perria
















