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Filastrocche di Gianni Rodari sulla scuola, le più divertenti

Filastrocche di Gianni Rodari sulla scuola, le più divertenti
da in Filastrocche Bambini, Maestre, Scuola, Educazione bambini
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    Filastrocche Gianni Rodari scuola

    In concomitanza con l’inizio ufficiale della scuola, vi regaliamo le filastrocche di Gianni Rodari più belle, o almeno alcune delle più simpatiche e divertenti sulle materie scolastiche. Questo grandissimo autore italiano per l’infanzia, infatti, scrisse tantissime poesie in rima dedicate a tutto ciò che i bimbi imparano sui banchi di scuola, nozioni che a volte sembrano proprio ostiche e difficili da far entrare in testa. Le prime regole di grammatica, le prime operazioni di aritmetica, cose buffe e strane da capire come l’uso dell’acca, degli accenti, della punteggiatura… sono tanto importanti quanto complicate per gli scolari (a volte anche per gli adulti!). Ecco che, per aiutarli, anche delle divertenti filastrocche possono tornare utili. Perché la scuola è un’avventura fantastica, e apprendere divertendosi… non ha prezzo!

    Tutte le lettere dell’alfabeto
    hanno un suono vivace e lieto
    tranne l’Acca che, come si sa,
    un suono proprio non ce l’ha.
    Ci sono lettere importanti:
    l’A che a tutte sta davanti,
    del suo primato è molto orgogliosa
    e porta sempre la Maglia rosa;
    la Zeta, con cui si scrive «zero»,
    è più temuta dell’Uomo Nero.
    Ci sono lettere buone e care
    come la G del verbo giocare.
    Certe lettere vanno in coppia,
    e la T spesso si raddoppia…
    Ma la coppia più speciale,
    famosa su scala internazionale,
    è quella che vedete qui:
    una B. con una P.
    B.P… Che vuol dire? Pensateci un po’:
    forse Buon Pranzo… forse Buon Pro…
    Oppure… Buona Passeggiata?
    Trovate da soli la … Bella Pensata.

    Una volta un accento
    per distrazione cascò
    sulla città di Como
    mutandola in comò.
    Figuratevi i cittadini
    Comaschi, poveretti:
    detto e fatto si trovarono
    rinchiusi nei cassetti.
    Per fortuna uno scolaro
    rilesse il componimento
    e liberò i prigionieri
    cancellando l’accento.

    Ora ai giardini pubblici
    han dedicato un busto
    “A colui che sa mettere
    gli accenti al posto giusto.”

    Fuggiva un giorno un Dieci
    pieno di trepidazione,
    inseguito da un nemico mortale: la Sottrazione!
    Il poverino è raggiunto,
    crudelmente mutilato:
    ben due unità ha perduto,
    un Otto è diventato.
    Dalla padella cascando
    nella brace,
    ecco qua,
    incappa nella Divisione
    che lo taglia a metà.
    Ora è un misero Quattro,
    mal visto dagli scolari.
    “Consolati – gli dicono –
    sei sempre un numero pari…”
    “C’è poco da consolarsi
    la mia sorte è ben dura.
    O incontro un’Addizione
    o sarà…la bocciatura“.

    C’era una volta un punto
    interrogativo
    , un grande curiosone
    con un solo ricciolone,
    che faceva domande
    a tutte le persone,
    e se la risposta
    non era quella giusta
    sventolava il suo ricciolo
    come una frusta.
    Agli esami fu messo
    in fondo a un problema
    così complicato
    che nessuno trovò il risultato.
    Il poveretto, che
    di cuore non era cattivo,
    diventò per il rimorso
    un punto esclamativo.

    Per colpa di un accento
    un tale di Santhià
    credeva d’essere alla meta
    ed era appena a metà.
    Per analogo errore
    un contadino a Rho
    tentava invano di cogliere
    le pere da un però.
    Non parliamo del dolore
    di un signore di Corfù
    quando, senza più accento,
    il suo cucu non cantò più.

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